lunedì, 10 agosto 2009

Letture estive

Dopo il Mandrogno, di cui ho parlato qualche post fa, avevo deciso di portarmi dietro roba leggera. E così ho fatto. Ho infilato in valigia, un po' ad minchiam, delle cosine tranquille da sfogliare mentre stavo sotto l'ombrellone, e vado testè a raccontarvele:

- Una fantaminchiata intitolata "Cacciatori di Vampiri", di un'autrice che non ricordo. E' la storia di una Buffy in piena epoca Regency. Divertente, per un pomeriggio. Cioè, questa ragazza, neanche simpaticissima e anche un pelo zoccola, tra un tè coi pasticcini e una quadriglia, impala vampiri in virtù del banale ed ovvio fatto che nella sua famiglia le donne hanno sempre fatto così. La invidio: le donne della mia famiglia sanno cucire, mentre io non so neanche tenere l'ago in mano.

- "La danza del gabbiano", cioè l'ultimo Camilleri, cioè l'ultimo Montalbano.
Quanto amo quest'uomo.
Montalbano o Camilleri, direte voi?
Mah, tutti e due.

- "Il signore delle furie danzanti", che è un giallo storico, ambientato nel III secolo d.C., ed ha per protagonista e indagatore l'integerrimo Caio Cestio, prontamente ribattezzato da Athos "il libro del Gaio Cesso". Capite anche voi che già solo per questo ha perso gran parte del suo appeal.

- "Il mistero dell'abbazia" di Carrie Bebris. Diciamo le cose come stanno: questa signora scrive fan-fiction. Prende i personaggi della Austen (i coniugi Darcy, nella fattispecie) e li mette in situazioni molto british ad indagare. Tonnellate di citazioni dai romanzi di zia Jane, ma non solo, ammiccamenti e divertissement per chi ne ha letto le lettere...insomma, un godimento unico. Peccato che duri poco.

- "Amore tra i polli" di Wodehouse. Sì, quello di Jeeves, ma qui c'è un altro suo personaggio, Ukridge, l'uomo che sa fare di ogni cosa un totale disastro. Trovato per tre euri su di una bancarella, mi ha fatto sembrare un'autentica pazza perchè, china sul volume, in spiaggia, scoppiavo in improvvisi attacchi di riso incontrollato.

- "Il tribuno Clodio", allegro libercolo della Laterza sulla vita dell'uomo che ha devastato Cicerone, il fratello di quella Clodia cantata da Catullo e nota anche come il più grande mignottone del primo secolo. Letto quello, le feste di Villa Certosa sono soltanto serene riunioni tra educande.

Mo' sto leggendo "I Vicerè" di De Roberto, per la serie "ma sei un'insegnante, non avresti già dovuto averlo letto?! Vergogna!!!".
Lo so, che ci devo fare, rimedio subito. Anzi devo pure fare in fretta perchè ho una pila di "vorrei leggere" lunga così.
Fatemi il favore, non datemi consigli nei commenti...

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sabato, 08 agosto 2009

Logorrea da ritorno

Intanto che asciuga il pavimento inizio a dirvi.
E' andata così.
Per una serie di motivi che qui tacere è bello, ci siamo ridotti a prenotare le ferie all'ultimissimo. Tipo tre giorni prima di partire. Io pensavo anche di avere tutto l'agio di scrivere un postino carino, per dirvi "vado ma torno", per farvi sapere che vi volevo bene. Ma la sera prima della partenza, Athos si è messo in testa di fare la GPT (Grande Pulizia Totale).
Del computer, ovviamente.
"Perchè sai, non si sa mai, poi sta fermo per un po'...".
Quindi per ore ( e quando dico ore, voglio proprio dire ORE), il mio portatilino è stato bloccato con la clessidrina sullo schermo e quella lineetta verde che diceva 1% di scansione completata. Ho guardato lo schermo per un po' (tra l'altro, c'era su anche una puntata di True Blood che dovevo finire di vedere, porca paletta), ma niente.
Deve aver finito a notte fonda e la mattina dopo si partiva.
Athos, serafico, mi ha fatto notare "eh, se non le faccio io, 'ste cose". Detto alla donna che lo lava, lo stira, lo nutre e gli tiene linda e netta la casetta, non è 'sta grande frase, ma stava per portarmi al mare, quindi non era il caso di attaccare turilla.

Comunque sì, sono andata al mare.
Quel grand'uomo anche quest'anno ha deciso che vedere la mia faccetta illuminarsi alla vista della distesa d'acqua valeva il prezzo del biglietto. Avendo prenotato un po' così, alla oggi-per-domani, siamo finiti nel paesello romagolo in cui trascorrevo le estati da bimba (e da ragazza). Ho parlato con gente che non vedevo più da anni e mi sono ri-aggiornata su tutti i gossip, matrimoni, convivenze e figli.
E' stata un'Amarcord bellissima.
Innanzitutto perchè a me la Romagna piace. Non la parte modaiola, fatta di discoteche e creture mitologiche, con il corpo di uomo e la testa di cazzo (sì, è una citazione). Mi piace la Romagna delle piadine e dei cassoni, della sabbia calda e morbida, del giornale letto sul lettino della spiaggia quando ancora in giro non c'è nessuno, sedermi sui pattini di salvataggio rossi e mangiare il ghiacciolo alla menta o la bomba al limone. E anche la Romagna visitata con Athos, che a fare la conoscenza delle osterie d'Italia è sempre ben disposto.
E poi, pazienza se ci sono quei quattro pazzi che fano ballare i bambini urlanti in riva la mare, o se ogni tanto qualcuno ti chiede se vuoi partecipare alla lezione di salsa.
Del resto, se uno ha provato le mense scolastiche, niente più può sembrare rumoroso.

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martedì, 09 giugno 2009

Di ritorno

Vedendomi afflitta ed emaciata dagli ultimi fuochi scolastici, Athos, che come ho già avuto modo di dire, è il mio Cary Grant, ha preso armi e bagagli e mi ha portata in trasferta romana.

Doveva farmi scordare la vacanza dello scorso anno, trascorsa in parte a guardare la tazza del wc, complice un chiuso morbo da cui ero stata vinta.

Quest'anno, invece, tutta un'altra roba.

E ce ne sarebbe, da dire, solo che devo andare a scuola, finire un paio di scartoffie da portare nella medesima, e stendere la vagonata di biancheria che ho buttato in lavatrice, quindi lascio qui solo alcune considerazioni volanti.

Punto 1: le romane sono veramente ammirevoli. Cioè, io con i tacchi vado un po' ovunque, ma camminare per Roma saltando i sampietrini mancanti, marciando su per la via Sacra, evitando le cacche dei cavalli, dribblando i giapponesi che si fermano in mezzo alle piazze a fotografare i gatti, scartando velocemente gli avvocati incarogniti in vespa, e correndo per attraversare le strade prima di essere stirati dalla carica dei 300 non è mica semplice. Eppure loro ce la fanno, chapeau.

Punto 2: subito dopo la Bibbia di Gutenberg e l'in-folio di Shakespeare, propongo di elevare la Guida alle Osterie di Slow Food al grado di Gran Testo Sommo e Magno (soprattutto Magno). Athos, dopo sapiente studio sinottico, mi ha condotta in un giro di ristoranti davvero meritevoli. Il difficile, semmai, è stato alzarsi dopo mangiato.

Punto 3: ho visto più spose a Roma in un pomeriggio che in tutto l'anno nella mia città. La tentazione di imbucarsi millantando amicizia con lo sposo è stata forte.

Punto 4: non c'è nemmeno un manifesto elettorale con il candidato decorato a pennarello. Neanche un Silvius con i baffi. La cosa mi ha stupita. Si vede che i romani non ci fanno nemmeno più caso, oppure i nostri politici sono già abbastanza ridicoli così.

Punto 5: sull'Eurostar nevica. Ho visto passare dei pinguini. Ma porca miseria, possibile che non si possa abbassare l'aria condizionata?

Tutto il resto, Giotto e il Beato Angelico, San Luigi dei Francesi e Sant'Agostino, il Pantheon e i Musei Capitolini......ve lo racconto quando torno. Certo che questo toglieva il fiato:

ChiamatadiMatteoCaravaggio

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lunedì, 23 marzo 2009

Lo sapevate che a Treviso ci sono i canali, come a Venezia?

Beh, io adesso sì.
Ho passato il week-end proprio lì, a Treviso dico, non nei canali, perchè Athos ha deciso che ci meritavamo una minifuga romantica con annessa visita alla mostra su Canaletto e i vedutisti.

Ma andiamo con ordine: il viaggio in treno è stata la solita odissea italica. Non tanto per coincidenze od orari, per una volta impeccabili, quanto per il degrado della popolazione che usa il mezzo pubblico. Madri devastate con bambini fuori da ogni umano controllo, che gameboyzzano tutta la carrozza domandando a fermate alterne se sia giunta o meno l'ora di scendere; novelle Messaline che berciano al cellulare e contemporaneamente anche con il vicino di posto; padri con infanti ancor in fasce comprensibilmente piagnucolanti e poi su tutti loro, gli odiati, i sommi stupidi, gli indicibilmente indicibili dèi pagani della maleducazione urbana: parlo di quei coglioni che si guardano in treno i film sul portatile SENZA CUFFIE. Così tutto il vagone ascolta la settima puntata della terza serie di Lost, le battute di Natale a Rio e (orrore e raccapriccio) terrificanti video fatti a mano con moviemaker di gite familiari. 

A Teviso il vento del produttivo nordest ci colpisce al volto come una mattonella, ma noi impavidi facciamo tappa all'hotel tutto stucchi, marmi e fenicotteri impagliati (ho definito il nostro hotel come una signora decadente bisognosa di qualche cura) e poi usciamo alla ricerca di un'osteria. La vicinanza di Venezia si fa sentire e i pesci di laguna iniziano a far capolino dal menù.

Di pomeriggio ci tuffiamo nel vedutismo veneziano: dipinti commemorativi di ingressi trionfali, processioni, feste sull'acque, Venezia dipinta in ogni sua angolazione, Carlevaris, Canaletto, Guardi. Passiamo tre ore a rovistare con gli occhi quelle folle immense che paiono deliranti regie di Zeffirelli (quelle così affollate che non vedi mai il tenore), guardiamo da vicino nobili imparruccati, donnine mascherate, turchi in Italia e pescatori aitanti, che nelle riproduzioni fotografiche dei libri paion sempre macchioline di colore e che invece son ritratti in vivide, meticolose pose realistiche. Che robe belle. Meno male che i vecchietti scesi a vagonate dai pullmann dopo un po' cedono e le sale si son fatte via via più vivibili e vuote. Stare a tuppertù con un Canaletto è sempre una bella cosa.

Ci divertiamo un mondo.

Usciamo nell'aria gelida e ci immergiamo nella movida dell'industrioso nordest, dove immagino i rampolli degli industriali girare con le spider e fare il giro dei locali.

Più che altro a Treviso, come a Venezia, vige la moda di ombre e cicheti: un bicchier di vino e un crostino qua, un altro bicchiere e una polpetta là, un assaggio di questo in un terzo posto ancora...
Athos ed io, però, siamo stanchi, vogliamo sederci e di mescolarsi alla folla giovanile tutta presa dall'ora dello spriz non se ne parla. Per certe cose siamo troppo vecchi, o troppo piemontesi, o entrambe le cose.

Troviamo quello che fa al caso nostro, grazie anche alle fitte ricerhce fatte su guide sinottiche comparate da Athos prima della partenza: mi ristoro coi bigoi in salsa, mentre Athos si intrattiene con degli gnocchetti.

Nell'albergo dai marmi rosati facciamo la nanna dei giusti, sino a quando al mattino il sole in fronte non mi sveglia ed io do il buongiorno a mio marito con un tonante "Non è suonata la sveglia!". Athos con britannica flemma e discreta prontezza di riflessi mi risponde: "siamo più a est, il sole sorge prima, dormi".
Non smetto mai di sentirmi cretina, neanche con l'età.

La domenica passa svelta: Messa, giro al grande mercato dell'antiquariato, qualche acquisto, e necessaria sosta per pranzo in un localino delizioso dove rinnovo la conoscenza dei pesci di laguna.

Abbiamo pure preso il treno in orario. Certo, a Treviso c'era l'aria condizionata gelida mentre da Milano in poi abbiamo viaggiato con quaranta gradi centigradi e l'aria calda che usciva a fiotti dai soffioni, ma a parte queste pinzillacchere climatiche, tutto bene.

Oggi ero a scuola. Un sacco di colleghi assenti, sagra della supplenza.

Però la mia classe è tornata, ho spiegato due ore, ho saputo gossip golosi sulla gita  e non vedo l'ora di raccontarvi tutto.

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mercoledì, 07 gennaio 2009

Cara Befana

sei grande. Grazie.
L'ho sempre detto che funzioni molto meglio del Ciccione Lappone.

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giovedì, 21 agosto 2008

Provocato e provocante

Qualche giorno fa sono andata in piscina. Quella comunale, con la solita fauna di pensionati, impiegati in pausapranzo, coppie di amiche arrostite al sole, professoresse in apnea in attesa del 1 settembre.
In più c'era un gruppetto di ragazzi: sedicenni, diciassettenni.
Due maschi, il Biondino e il Moretto, e tre ragazze, la Bellina, la Cicciotta e l'Ochetta. Fin qui, dite voi, tutto bene.
I fantastici cinque iniziano a schiamazzare nell'acqua, e nessuno li nota: beata gioventù. Poi si tirano addosso bottigliette d'acqua come Bolle con la Ferrarelle mentre zampetta sul palco, ma ancora non bagnano altro che loro stessi, e via, sono ragazzi.
Poi la cosa degenera: le bottigliette si svuotano e vengono gettate in vasca, dove (o magica legge della fisica) si riempioni nuovamente. E via altri spruzzi. La Bellina schizza il Moretto, che butta in acqua l'asciugamano della Cicciotta, che lusingata da tante attenzioni, ricambia gettando a galleggiare il telo del Biondino. L'Ochetta sghignazza e getta il suo drappo leopardato a galleggiare con gli altri. Poi, estratte le pesanti spugne grondanti, i ragazzi iniziano a lanciarsi quelle, con urla, risatine e schizzi fino al gruppo dei pacifici pensionati col quotidiano e il cappellino. Un paio di loro protestano, uno inizia a dire un "E allora???" a voce più alta.
I due bagnini, ragazzini sottopagati poco più grandi degli schiamazzatori, stanno a guardare. Purtroppo il Bagnino Giustiziere non era di turno.
Qualcuno alza la voce: "col Giustiziere queste cose non succedono e si sta tutti tranquilli. Lui fa rispettare le regole!!"
Provocati i due maschietti della combriccola iniziano a tuffarsi dal bordo proprio davanti al gruppo dei vecchietti, bagnando loro (giornali, libri e borse comprese) senza ritegno, anzi, aspettando solo una reazione.
Uno arriva a sedersi a fianco di un signore e a scrollarsi come un cane a bella posta.
L'amico dice a voce alta "Vada al cimitero, se vuol starsene tranquillo!!!".
Le ragazze ridono.
I bagnini blandamente li riprendono ("ragazzi, basta dài!"), ma si giustificano con l'immortal frase "non ci danno retta, che dobbiamo fare?!".
"Fate rispettare le regole".
"Ma tanto loro non le rispettano, lei non alzi la voce e non facciamo tante parole". 
Le proteste salgono, un pensionato se ne va prima di picchiarne qualcuno. Un altro si sposta. Le mogli li seguono, o vanno al bar a prendersi qualcosa per togliersi da lì.

Hanno vinto loro, i provocatori, i ragazzini annoiati e arroganti.

Triste metafora di quello che troverò tra i banchi, e forse anche fuori dai banchi, tra meno di un mese.

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domenica, 17 agosto 2008

Vacanze vacanze....

Dunque, oltre alla vita da spiaggia (che ha il suo bel perchè), Milady e Athos non potevano esimersi da qualche piccola trasferta culturale. Nella fattispecie, vista la nostra postazione vacanziera, ci siamo cuccati:

1) la giornata pellegrinaggio divisa in due fasi:

fase uno: a Loreto, che un aiuto da parte della Mamma del Grande Capo serve sempre, e poi andarla a salutare ci pareva quantomeno carino

fase due: a Recanati, perchè lì nacque il Conte Giacomo, un uomo meraviglioso che nonostante abbia vissuto una quarantina d'anni ha dato al mondo molto più di quanto orde di quarantenni spalmati sulle spiagge di Porto Recanati potranno mai dare. Ero già stata per ben due volte, ma non c'è come visitarlo, il natio borgo selvaggio, per capire quanto doveva stare stretto a una testa come la sua. Adesso c'è l'agriturismo La donzelletta, nella casa di Silvia puoi soggiornare in comode e lussuose camere, ti vendono le magliette con su l'Infinito, però la biblioteca è rimasta uguale, con quei ventimila volumi che lui s'era letto per intero, con la Bibbia su cui aveva imparato il greco "per comparazione" (mica con la grammatichina), il II libro dell'Eneide tradotta col fuoco dei diciotto anni e il passaporto che non è riuscito ad avere in tempo per scapparsene. Ho stipato tutto quanto (impressioni, dettagli, anche la passeggiata sull'ermo colle) in un angolo della mente, sperando di restituirne un millesimo a scuola e farlo amare sempre come si conviene.

2) la sfacchinata fino a Perugia, per l'ammaliante mostra del Pintoricchio (con la "o", si, l'ho scritto giusto). Domanda: ma cosa se ne fanno, delle opere del Pintoricchio, a Melbourne, a Yale, a Huston, a Honululu, in Francia, Inghilterra, America e Diosolosadove????
Un vaffa ai collezionisti che hanno venduto all'estero.
E un vaffa agli esteri che han ciulato qua e là. Amen.

3) la gita ad Ascoli Piceno. Che per me era soltanto la città di Tonino carino, invece è BELLISSIMA. Il fatto di essere arrivati il giorno del Palio della Quintana, con tanto di sfilata per le vie e giostra ha aiutato sì. Ma anche il dettaglio di aver mangiato divinamente. Metto il pomeriggio a prendere l'aperitivo al Caffè Meletti tra le dieci cartoline da riportare a casa dopo le vacanze.

Ci siamo anche inventati una sosta in Emilia, l'ultimo giorno, sulla via del ritorno. Ma non vorrei che vi faceste una brutta impressione, quindi glisso sul particolare che siamo tornati con 4 tocchi di parmigiano stagionato 36 mesi e un salame di felino. Intero.

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sabato, 09 agosto 2008

Spiaggiati e spiaggianti

La spiaggia scelta era tranquilla.

Insomma ormai abbiamo una certa età, e poi a me di giocare a tamburelli o a beach volley ha sempre importato meno di zero. Per cui spiaggia tranquilla, di ciottoli levigati e con il mare bandiera blu subito profondo, il che evita che nei primi tre metri ci siano bambini sguazzanti che ti lanciano pallonate e racchettine.

I genitori, però, quelli c'erano: e visti loro, mi stupisco sempre meno di quello che poi mi ritrovo sui banchi. Innanzi tutto ci sono quelli che non rinunciano mai, e a niente. Portano infanti in carrozzella sulle roventi spiagge a mezzogiorno, li trascinano nelle pizzerie alle dieci di sera, li lasciano vagolare  nei pressi dei tavoli da ping pong lasciando che stormi di angeli custodi impediscano loro di ficcarsi qualche spigolo nelle cervella. Tanto loro, i genitori, si ungono, prendono il caffè, leggono novella duemila, telefonano agli amici, giocano con la playstation e ogni tanto alzano gli occhi per vedere se la loro prole è ancora viva.

Se penso che mia mamma non ha fatto ferie finchè io non ho avuto almeno due anni, e che mi portava in spiaggia dopo le 4 per evitarmi le insolazioni, mi viene voglia di comprarle un mazzo di rose.

Certo che dopo undici anni di "fai quello che vuoi basta che non mi rompi le palle", capisco che il messaggio di un insegnante "rompimi le palle quanto vuoi, tanto non te lo lascio fare" appaia quanto meno rivoluzionario.

Settembre si avvicina. La vedo dura.

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mercoledì, 06 agosto 2008

No, ecco.

Era solo per dire che sono tornata.

mare

postato da: Milady-de-Winter alle ore 15:03 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 06 agosto 2008

Ci vorrebbe il mare

Quando mi sono lasciata mettere un anello al dito da quel grand'uomo di Athos, gli ho detto: "Ho trascorso al mare tutte le estati della mia vita, da quando avevo due anni a due mesi prima di sposarmi. Per cui non ti preoccupare, andiamo pure in montagna, al lago, sui bricchi, nelle città d'arte, dove vuoi, io sono a posto così".

Non era mica una balla, ci credevo fermamente. Venti e fischia estati trascorse a divorare libri su di una spiaggia, credevo mi avessero saturata per l'eternità. Per cui il primo anno grande tour del Chiantishire, l'anno successivo, alla scoperta dell'Umbria spirituale, l'estate scorsa immergiamoci nelle saune termali a 1200 metri d'altitudine.

Però.

Però il tempo passava e qualcosa lì in fondo allo stomaco, tra l'esofago e l'apparato digerente, sembrava non voler andare più né su e né giù. Un po' come la peperonata di sera, specie se ci hai aggiunto la 'mpepata di cozze.
Sarà mica il mare? - mi diceva il mio esofago (si, perchè, voi non ci parlate con il vostro esofago? può rivelarsi un garbato conversatore, a volte. Più di molti colleghi di sicuro, comunque.)

Maddài, eppure l'ho visto in questi anni.

L'hai visto passandoci vicino in autostrada. Non vale mica.

Beh, dài, sono transitata per Genova un mucchio di volte.

Si, però - continuava l'esofago - non ti ci sei fermata. Non l'hai guardato fisso per cinque minuti almeno.

No, è vero, ma se anche fosse? E' lì, è pieno d'acqua, è blu, sai che novità...

Chi ha detto che deve essere una novità? Tu ti metti lì, al mattino presto, quando non c'è ancora nessuno che rompe i maroni, ti fai due passi con i piedi a mollo, ti riordini le idee, resipiri con calma...

A questo punto gli argomenti hanno cominciato a scarseggiarmi.

E' per questo, credo, che mio marito, quest'anno, mi ha portata al mare. Per vedere la faccia che facevo al mattino, quando dal lettone guardavo quella placida distesa blu.

Puoi nascere in una regione bellissima, sentirti allargare il cuore guardando l'alba rosa sui ghiacciai e il mondo specchiato all'ingiù nelle risaie, e poi renderti conto, a un certo punto, che ti manca il mare.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 14:42 | Permalink | commenti (12)
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