mercoledì, 22 luglio 2009

Il sottile fascino della divisa

Parliamo di vestiti.
No, maschietti, non andate via, che parliamo anche di voi.

Dunque, la Camerata Policomica non ha le divise. Per le donne un generico "in nero, elegante" basta a farci sfoderare abiti lunghi, tailleur formali, pantaloni sigaretta e gonne di taffetà. Come nelle orchestre: è anche bello vedere un po' di abiti diversi, mentre trovare qualcosa che stia bene a tutte è difficile. Poi ci mettiamo su la sciarpina di seta amaranto uguale per tutte, e belle che siamo.

No, il nostro problema è un altro: gli uomini. Non dal punto di vista vocale, che lì sono belli e bravi (possiamo criticarli solo noi e solo in prova), e se qualcuno prova a dire qualcosa lo azzanniamo. Perchè sono i Nostri Uomini, perbacco.
Tutti.
Anche il Bassetto Fighetto col Pizzetto, che ha i pantaloni rosa porcello ma ci piace lo stesso.
Anche il Tenore Francescano che mette i sandali in pieno inverno.
Anche Codadilupo che pettinato così sembra Tenco.
Anche il Raffinato, che da quando c'è lui, lì dietro con zio Alatriste che ha la barba di Giuseppe Verdi, ne spara a raffica di quelle imperdibili, e non c'è altro da fare che piegarsi in due e ridere perchè di cantare sogghignando non se ne parla nemmeno.
Anche il Presidente, che canta a occhi chiusi colto da emozione interpretativa, e non vede i segni del maestro.
Anche il Dottore, che domenica non c'era perchè era in ferie, e meno male che sul torpedone non è stato male nessuno.
Anche il Grande Puffo (onorificenza dovuta all'età, non che sia blu), tornato nei ranghi proprio per questo concerto, e meno male.
Anche lo Strategòs, che fa l'agopuntura nelle orecchie e nelle tasche ha mille rimedi omeopatici per tutto, ginocchio della lavandaia e gomito del tennista compreso.
Anche il Pelato, che non si veste mai di nero, non vuole niente di nero e non compra niente di nero.

Ecco, ed io qua mi fermerei, perchè il problema lo vedete anche voi. Cioè, se un corista si fa i cannoni di caramellini alla propoli, pazienza, è una fissa sua. Se un corista mette dei pantaloni dal colore allucinante in prova, pazienza, è una scelta sua. Ma se siamo tutti, dico tutti, vestiti di nero, perchè il Pelato non può comprarsi un indumento nero? "Non mi piace, poi non lo metto, io di nero non mi vesto".
Ora: essendo noi, spesso, abituati a cantare nelle fredde chiese, d'inverno, abbiamo scartato l'ipotesi giacca e farfallino per un più informale maglionicino, chè tanto gli uomini stanno dietro, davanti c'è tutto un popò di roba di soprani e mezzi e contralti, dove l'occhio umano può indugiare liberamente tra stacchi di coscia e davanzali fioriti, quindi - scusate, uomini - non è che son tutti lì a guardare voi.

D'estate, una più fresca camicia andrebbe bene allo scopo. Solo che gli uomini, di mettersi in camicia bianca e panaloni neri non ne vogliono sapere, perchè "fa troppo cameriere, poi ci chiedono due birre al tavolo 5".
Al che s'è detto: mettetevi la camicia nera, che evoca un po' il ventennio, ma pazienza. No, perchè il Pelato non ha niente di nero. E non vuole. Anzi, da lì è iniziato il delirio maschile: "ma io ho i pantaloni blu scuro, sembrano neri, vanno bene?". "Ma io posso mettere i pantaloni grigio antracite?". "Ma io posso mettere la camicia azzurro chiaro chiaro?". Insomma, non c'è verso di metterli d'accordo. Neanche quando ne parlano tra loro: domenica in due avevano la maglietta/camicia nera, e tutti gli altri erano in camicia bianca. Perchè "non avevamo capito".

Per la volta prossima, io propongo dei pantaloni a zampa d'elefante e delle giacchette di paillettes.

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categoria:non seguite la moda dettatela, fortissimamente coro, cantare in più di due
lunedì, 20 luglio 2009

Tutti in gita, sul torpedone - Anno Secondo

Ci siamo ricascati. La Gloriosa Camerata Policomica è ricascata per il secondo anno consecutivo nella trappola "rassegna estiva + orchestra che sega gli strumenti + gita in torpedone".

Invitati dal Direttore Artistico, anche in veste di padrone di casa, suonatore, e Tuttologo Sommo e Magno, con i nostri spartiti diligentemente ordinati nelle nuove rilegature curate da zio Alatriste, alle solite 14.30 ci siamo trovati sull'assolato e consueto piazzale pronti a partire. A meno due minuti, mancavano all'appello solo lo Strategòs tenore, arrivato con tempistica perfetta, e Maredidirac, che abitando vicinissima esce sempre all'ultimo momento, ma comunque arriva sempre. Anche con il mal di testa che le frantuma il capino.
Io mi son portata 'a famigghia. Madre, padre e marito.

La domanda che aleggia sempre al momento dell'imbarco è una e una sola: ma chi ce l'ha fatto fare? Perchè passiamo la domenica mattina a farci doccia e capelli, a stipare in un trolley il cambio da coro abito nero + scarpe impossibili + tutto-lo-scibile-umano in fatto di cosmesi, per poi partire nel primo pomeriggio, con il pranzo che galleggia tra l'esofago e l'intestino, e la netta sensazione di aver dimenticato a casa qualcosa di importantissimo?

Perchè ci piace cantare, probabilmente. Perchè ci divertiamo. Perchè possiamo chiamare "faccia di chiulo" la fidanzata muta del BFcP (Bassetto Fighetto col Pizzetto), perchè abbiamo dei vestiti fichissimi che non metteremmo mai se non ci fossero i concerti, perchè ci piace scuotere il capo mentre l'orchestra prova.

Perchè ci piace porci l'eterna domanda: ma non potremmo provare con gli strumenti un po' più che due volte? Ma gli strumenti, i Maldestri Suonatori di AdMinchiamBerga, non potrebbero leggersi la partitura un paio di volte? Non potrebbero fare un po' meno trucioli, mentre segano sui loro violini con acrimonia? Soprattutto, non potrebbero farci arrivare un paio di ore dopo, dato che passano tutto il tempo a suonare le loro cose, lasciandoci lì, come magnifici uccelli impagliati decorativi sui banchi della chiesa?

Tutte questioni che rimarranno senza risposta. L'importante è che abbiamo fatto come sempre la nostra (porca) figura.
Soprattutto la II Lettrice, che quando fa i piripiri barocchi incanta tutti.
Soprattutto i tenori che, per l'appunto incantati, non attaccano a tempo.

Ma forse, la colpa era anche del cordialino che la Confraternita del Grappino ha buttato giù poco prima di andare in scena. Giusto per digerire il frugal panino.

Ha ragione Codadilupo, quando dice che dovremmo fare una lista, per il prossimo concerto. Sapete, come le (ba)rockstar. Una roba tipo "Veniamo a cantare lì, ma vogliamo trovare, nel camerino: 2 casse di birra - fredde -; 1 toma stagionata, del gongorzola e del grana stagionato almeno 24 mesi; 5 forme di pane toscano....etc etc...". Non ricordo che superalcolici volessero i bassi. Semmai cominciamo a segnarceli qui, poi facciamo un copia-incolla per la prossima volta.

Ah, un'ultima cosa a proposito di Vivaldi: io odio le trombe.
Strumenti molesti.

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categoria:il milady pensiero, fortissimamente coro, cantare in più di due
lunedì, 15 ottobre 2007

LA CLASSE NON E' ACQUA

Lady Macbeth, non l'eroina shakesperiana, ma la blogger che porta questo nickname, è una donna che ammiro molto.
L'ho conosciuta in quel meraviglioso coacervo di belle gnocche che è la Camerata Polifonica e, vuoi perchè faceva lettere come me, vuoi perchè era la ex-compagna di banco del mio carissimo Ciccio, mi è stata simpatica da subito.
E dire che, quando vuole, tira mazzate e sciabolate che scànsati.
Se ha qualcosa da dire, lo dice.
Se le girano le palle, si vede.
Se non le stai simpatico, trova il modo di fartelo capire.
Lavora in mezzo a libri scientifici, ma alle prove del coro si porta saggi di letteratura, perchè il primo amore non si scorda mai.
Ascolta jazz d'autore o le opere liriche più strappalacrime da "mi sono divertita ho pianto tanto", si diverte e piange tanto.
Va al balletto e al contrario di un sacco di gente, me inclusa, ci capisce pure.
Veste elegante, se la inviti a cena per il tuo compleanno si mette il vestito più bello per farti capire che ci tiene.
Si sveglia la notte per vedere la Ferrari, guarda compulsivamente Orgoglio e Pregiudizio versione BBC, e ha Audrey stampata sulla borsa.
Poi capita che una sera, a un concerto, a qualcuno tocchi andare sul palco a presentare il nostro coro e lei, che fino a un attimo prima aveva ferocemente stroncato ogni nota profferita dai presenti e dileggiato la corale delle vecchiette, sale sul palco, brandisce il microfono e con una calda voce seducente inizia ad introdurre la nostra esibizione, a braccio, senza foglietti, senza appunti, così, con grande charme. Riesce a convincere un coro di ultracentenari che per noi sia un onore essere lì, si lavora con occhiate suadenti il direttore d'orchestra che arrossisce e si commuove alle sue parole lusinghiere, e ci permette di fare, come al solito, la nostra gran porca figura.

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venerdì, 13 luglio 2007

In principio....

Quando avevo tredici-quattordici anni, la mia famiglia traslocò. Non andammo mica tanto lontano, dal centro città, semplicemente, ci trasferimmo in un piccolo e tranquillo paesucolo distante nemmeno 3 km. All'epoca non si era neppure in 1000 abitanti, praticamente risultava un quartiere fuori mano, piuttosto bucolico, un po' Brigadoon e un po' Wisteria Lane, con villette ordinate, signori che portavano a spasso il cane, bambini nei giardini e vecchiette ben vestite alla messa della domenica.
Ecco, va detto che alla suddetta messa domenicale iniziai a presenziare solo dopo qualche anno, perchè  dapprima preferivo continuare ad andare nella mia vecchia parrocchia.
Nel caldo settembre tra l'esame di maturità e l'inizio dell'università, sul sagrato della chiesetta locale, una domenica, Ciccio mi vide armeggiare con il lucchetto. Non ci conoscevamo e deve aver pensato che fossi una scassinatrice molto scarsa o una pulzella in difficoltà.
Ciccio, che sarebbe diventato il mio testimone di nozze dieci anni dopo, abitava lì da non molto, e cominciava anche lui a frequentare la parrocchia locale. Si avvicinò e con voce profonda disse: "Serve aiuto?".
Dovetti rivelargli che avevo dimenticato la combinazione, e il fatto che non sia scoppiato a ridermi in faccia ha contribuito a rendermelo simpatico.
Ora, è noto a tutti il fatto che io non guido. Il che rappresenta un bene per l'umanità, comunque. Ciò è dovuto anche al fatto che Ciccio (così soprannominato per una lontana somiglianza con il dottor Green, quello che in ER Clooney chiamava "Ciccio") da quel giorno mi scarrozzò ovunque con la sua punto grigio metallizzato e non ebbi più alcun bisogno di biciclette e lucchetti. Mi scarrozzava in chiesa, mi scortava a prendere l'aperitivo e mi riportava pure a casa.
All'epoca avevo iniziato da poco a frequentare la gloriosa Camerata Policomica, un delizioso agglomerato di individui splendidi, e dopo poco mi portai appresso Ciccio in qualità di Basso. Lui, dopo un po', si portò appresso il Tenore, in qualità di tenore. Il Tenore, dopo un po', si portò dietro sua sorella, in qualità di sorella e mezzosoprano. Si andava tutti col Cicciobus, ovvero la punto in versione torpedone, che faceva fermate strategiche e caricava i vari componenti, tutti in ritardo più o meno vistoso.
Il ripopolamento del coro ricominciò così, un po' per caso e un po' perchè avevo scordato la combinazione del lucchetto della bici.
Ma poichè in quel coro sono condensate tutte le persone a cui voglio più bene, credo che sia vero quel che si dice, e che niente nella vita succede mai per caso.
 

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categoria:cantare in più di due
giovedì, 12 luglio 2007

MESSAGGI

Ieri pomeriggio, verso le sette, avevo da fare. C'era la prima di Harry Potter 5 alla multisala e grazie alla tempestiva prenotazione di Lady Macbeth avevamo ottimi posti. Ansiosa di vedere le gesta del maghetto (ne parlerò più avanti), sono sprofondata nella morbida poltrona blu. 
Non ho spento del tutto il cellulare ma ho messo la modalità silenziosa, l'ho gettato in borsa e mi sono scordata della sua esistenza.
Quando ho recuperato il tecnologico oggettino, ho trovato svariate chiamate perse del Tenore del quartetto, ed un suo ineffabile messaggio: "Carissima, è evidente che stai trombando. Comunque volevo dirti che le prove sono domani sera".

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categoria:cantare in più di due
lunedì, 02 luglio 2007

LA GIURIA

Sembra il titolo di un legal thriller, lo so. Ma venerdì sera, udite udite, ho fatto parte di una giuria. Di una gara canora, peraltro.
In un ridente paesello qui vicino, durante la sagra estiva, da anni si svolge anche una serata stile corrida, dove dilettanti e meno dilettanti si cimentano nell'interpretazione di canzoni famose.
Visto che di paese si tratta, le beghe sono insanabili, le faide eterne, gli odi atavici e avitici.
Onde evitare accoltellamenti, litigate, accuse e bastonate notturne, gli organizzatori hanno pensato di chiamare una "giuria di qualità" esterna composta da gente che non vivesse nel borgo suddetto, che non conoscesse nessuno dei partecipanti e che fosse imparziale.
Cioè noi.
"Noi" saremmo il glorioso quartetto, composto come i miei 25 lettori sanno dalla sottoscritta, da Donna Serexia (quella che guida con i coni gelato in mano), dal Tenore (l'uomo il cui cui smisurato ego occupa, come un gas perfetto, tutto lo spazio disponibile) e da Ciccio, il basso, il mio testimone di nozze. A questo gruppetto andava ad aggiungersi Athos, che non fa parte del quartetto ma è mio marito, di musica ci capisce, e poi essere dispari faceva comodo per dare i punteggi.
Giunti in loco abbiamo provveduto a sfamarci, il Tenore ha intrattenuto pubbliche relazioni con la cameriera assegnataci che sembrava interessata all'articolo, abbiamo reso mefitico il nostro alito grazie a lingua, bagnetto, peperoni in bagna cauda e un po' di barbera per schiarirci le idee.
Poi ci siamo accomodati al tavolone antistante al palco.
Il Tenore, scorrendo la lista delle canzoni in gara, ha dichiarato: "Bene, sono le classiche canzoni da competizione, quelle dove o vinci o fai una figura di merda". In effetti, qualcuno non è riuscito a schivare la seconda opzione: del resto se uno cerca di cantare "Nel sole" di Albano, oggettivamente, è perchè se la va a cercare.
Per darci un tono ci siamo muniti di foglietti e biro, su cui appuntavamo le nostre impressioni, ma per lo più scrivevamo fantacazzate con il solo e dichiarato scopo di innervosire i partecipanti, che al momento dell'acuto vedevano la giuria di qualità scuotere la testa e annotare parole incomprensibili che avrebbero deciso la loro sorte. 
Al termine delle esecuzioni, ci siamo consultati per deliberare
E' stato confortante avere tutti gli stessi due nomi in ballottaggio per la vittoria: uno era un ragazzo dalla voce morbidissima, che ha cantano "Granada" con gusto e bella tecnica, l'altro invece cantava "Perdere l'amore", intonato, molto espressivo e buon interprete. A votazione (3 a 2) abbiamo decretato vincitore quello di Granada, l'altro  è risultato secondo ed abbiamo attribuito il terzo posto ad una signora potente di voce, d'aspetto e di modi, che ha cantato "Quando nasce un amore" spaccando letteralmente il microfono.
Nel senso che arrivata al ritornello l'ha proprio distrutto. Per paura che ci picchiasse, ci è sembrato saggio includerla sul podio.
Il voto del pubblico è andato prevedibilmente ad una gloria locale, favorita secondo i pronostici, tanto che qualche berluscones ha chiesto di ricontare le schede.
Alla fine, davanti a un bicchiere di coca e rum, ci siamo fermati un attimo a pensare: certo che quando arrivi a far parte di una giuria e stabilisci che il vincitore è uno che canta "Granada", capisci proprio che ormai sei diventato vecchio. Ragazzi, il declino è vicino.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 08:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:cantare in più di due