La scuola non serve a niente
Sono stanca, ma stanca davvero.
Dentro.
Non riesco a partire, a prendere il via, a capire cosa ci sto a fare, quest'anno.
Sono stanca già a ottobre: non per me, per le mie ore fasulle, per le classi che non ho. Non per l'ambiente peggiore dove abbia mai lavorato, la cattiveria gratuita e manifesta di certi colleghi, l'incapacità di chi sta in alto.
Oddio, conta anche questo.
Ma più di tutto sono stanca di leggere cose sulla scuola scritte da chi, destra o sinistra, nemmeno sa cosa significhi viverci dentro.
La maggior parte delle persone pensa che la nuova riforma riguardi grembiulini e numerini al posto delle parole, mentre dietro sappiamo esserci ben altro, ma non è nemmeno questo il punto.
Stamane leggo sui quotidiani della proposta delle classi per immigrati: tutti a scagliarsi pro o contro, tutti a dire razzisti o no.
Forse la differenza andrebbe fatta non tra immigrati o meno, ma tra chi è ad un certo livello di apprendimento, e chi no.
C'è una seconda, nella mia scuola, con alcuni ragazzini marocchini: tutti a diversi livelli. Uno parla bene italiano, ma non lo sa scrivere, una lo comprende quel poco che le basta per fare amicizia con le compagne, una è timidissima, è qui da sei mesi e sa pochissimi vocaboli, una è qua da anni e parla e scrive correttamente. Poi c'è una ragazzina asiatica (non ho capito di dove), che se ne sta muta e sorridente per cinque ore nel suo banco e nemmeno sa salutarti, perchè è arrivata da tre settimane.
Poi c'è un ragazzino bulgaro pieno di buona volontà, che però ortograficamente è un disastro. Ma il disastro in ortografia è anche del suo compagno di banco che è italico da generazioni. Poi c'è un quindicenne che fa prima, e quest'anno pascola nei corridoi, perchè "prof, tanto sono sicuro di passare".
Ci sono quattro amici, in una terza, un tunisino e un albanese, un senegalese e un italiano che sono allo stesso livello di italiano, e sarebbero simpatici, non fosse per il dettaglio che due anni fa hanno rotto specchietti e bucato le gomme alla loro insegnante, rea di aver sequestrato un telefono.
C'è un ragazzino albanese intelligentissimo, con quaderni da libro cuore e c'è il piccolo scassapalle di prima che non ha il sostegno perchè i genitori non vogliono.
C'è la classe ghetto con i dodici peggiori alunni della scuola, rinchiusi nella stessa aula per un anno, fino all'esame, che faranno "differenziato", pur non avendo nè sostegno, nè altri problemi che non siano la mancanza di educazione e rispetto delle regole.
C'è il laboratorio di consolidamento, dove ho due stranieri su cinque, a livelli totalmente differenti, e tre ragazzi con lacune in campo diversi: il Panda è un disastro di grammatica ma ama i racconti, la Logorroica non capisce quel che legge, e la Scazzata è lì perchè i suoi a casa non ci sono e vogliono che si fermi alla mensa.
Non si fanno problemi a usare il turpiloquio più fantasioso davanti agli insegnanti.
Mostrano pance e mutande, tengono il cappellino nei corridoi, si spintonano e ignorano qualunque richiamo. Il 5 in condotta a loro frega niente: tanto "cosa fate? ci bocciate tutti?".
Questa è la scuola media, e nemmeno la più disastrata.
E con il numero al posto del suff, o la classe-ponte come la chiama il tizio della lega, o il deuterapprendimento di cui ci parla l'illuminato relatore al corso di formazione, io, francamente e scusate il francesismo, posso pulirmici il didietro.
E adesso scusate, ma vado a inventarmi qualcosa per domattina, quando avrò supplenza in una prima e cercherò di uscirne almeno viva.
Ah se ve lo steste chiedendo...si, il titolo era provocatorio. Credo.

categoria:il milady pensiero, supplire è come morire, la cattedra farlocca






