Lungo pippone illeggibile di una supplente un po' incazzata.
Chi era quel tipo che diceva "Pensa a quello che tu puoi fare per il tuo Paese?" beh, uno che si è beccato una pallottola, mi pare.
Comunque, io, al mio Paese, non sto di certo facendo un favore.
Mentre stamani preparavo i titoli dei temi, pensavo alla mia classe. Nel migliore dei mondi possibili, nessuno di loro dovrebbe stare lì. I due gemellini con gravi problemi di dislessia commettono errori nello scrivere nome, cognome e data: fra quattro mesi prenderanno la licenza media, andranno alle superiori e poi accederanno al mondo del lavoro con un titolo regalato loro dal pietismo italico e dalla legge non scritta ma applicatissima secondo cui "quelli col sostegno non si bocciano".
Due miei studenti sono appena al di là della soglia dell'analfabetismo: fogli consegnati pressochè in bianco ad ogni verifica, grafia più illeggibile di quella d'un medico della mutua, nessuna consapevolezza della propria ignoranza, difficoltà mostruose a muoversi sulla linea del tempo. Non scherzo quando dico che, di fronte ad un planisfero, non sanno trovare l'Italia. Eppure usciranno entrambi, con una sufficienza immaginaria, perchè ormai, in terza, non si può certo mettere a verbale che non avrebbero nemmeno i requisiti per frequentare la prima: vorrebbe dire che sono stati promossi ingiustamente per ben due anni, che le strategie educative sono state inefficaci e soprattutto che gli insegnanti non hanno saputo "recuperarli" (il fatto che costoro non abbiano mai acquistato il materiale, si siano rifiutati di svolgere compiti od esercizi, e che le famiglie si presentino solo al ritiro pagelle non ha importanza).
Altri due miei studenti sono stranieri, uno dei quali, Piotr, infila ancora molti caratteri cirillici nello scrivere in stampatello. Le poche volte che scrive, certo. Per lo più consegna fogli scarabocchiati, illeggibili, in cui a fatica si trova il senso della frase: fortuna che sta facendo un sacco di assenze, e forse c'è una scappatoia legale per la bocciatura. Ma quand'anche ripetesse la terza, non è in un anno che diventerebbe alfabetizzato, al massimo potrà picchiare qualche primino in più.
Un'altra mia allieva ha problemi inimmaginabili a casa (una vita che non auguro a nessuno): perciò è diventata violenta, aggressiva, razzista, provocatrice e probabilmente anche un po' psicotica. Ma in nome dei servizi sociali noi la teniamo "inserita nel contesto classe", le dobbiamo perdonare tutto (la parola che usa il Dirigente è "usate un occhio di riguardo") e soprattutto la promuoviamo perchè è un modo per levarcela dai piedi.
Le due o tre allieve che potrebbero emergere, dopo tre anni passati a vedere i compagni che consegnano verifiche ai limiti dell'umana decenza e che vengono promossi con vergognose sufficienze, hanno smesso di pensare, di sperare, di ambire.
Potrei andare avanti, ma non lo faccio, perchè un leggero senso di nausea mi prende. Questa gente fra 4 mesi, anche per colpa mia, avrà in mano un documento dello Stato Italiano, una licenza media. Questa gente un giorno andrà a lavorare. Per quanto umile e onesto sia il lavoro che si troveranno a fare costoro, mai abituati all'attenzione, alla disciplina, alla precisione, vissuti nella consapevolezza che tanto "va bene tutto", il rischio che facciano del male a qualcuno è concreto: attaccare un'etichetta sbagliata, aggiustare male i freni di una macchina, non leggere un'avvertenza importante sulle istruzioni di qualcosa...
Ed è anche colpa mia, perchè sono l'ultima supplente arrivata e faccio quello che le colleghe e i presidi mi dicono, e se intuisco che certi individui vanno fatti passare non intendo promuovere crociate inutili, col rischio di essere dimenticata, l'anno successivo, durante il giro di telefonate per reclutare i supplenti. O col rischio di sentirmi dire che non so fare il mio lavoro perchè solo gli alunni della mia classe non hanno raggiunto gli obiettivi. Perchè se il preside mi dice di "accogliere bene e con serenità il nuovo alunno per fargli affrontare un esame soddisfacente" io capisco che non devo dirgli "Preside, guardi che il nuovo alunno è semi-analfabeta, non ha ancora portato un libro a scuola, si rifiuta di fare quello che gli diciamo e risponde ai rimproveri con la frase TANTO TRA QUATTRO MESI MI PROMUOVETE LO STESSO, NO?".
Invece dovrei dirglielo, e dovrei saltare sul tavolo della sala professori urlando: CHE CAZZO STIAMO FACENDO? Stiamo legittimando una situazione da terzo mondo, stiamo dando un titolo di studio a gente che, a 13 anni, gira col coltello e ha già capito come l'impunità in questo paese sia l'unica legge.
Ed è anche colpa mia, miseriaccia.
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.

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