Cari Genitori, sì dico a voi.
Dico a voi,
che oggi non verrete ai colloqui plenari e mi lascerete fino alle otto in balia degli Altri Genitori, quelli che non ho alcun bisogno di incontrare, che vengono ad accertarsi che il rendimento del figliolo non scenda sotto la media dell'otto.
Ecco, Voi, invece, ve ne starete a casa, o al lavoro, per carità, e continuerete ad ignorare che vostro figlio risponde con frasi che in caserma gli costerebbero pomeriggi interi trascorsi a ramazzare il cortile dove atterrano gli elicotteri.
Continuerete ad ignorare che vostra figlia gira nell'intervallo con le mutande fuxia in bella vista, come il salmone, e dice più parolacce di una scaricatore di porto. Non che io non le dica, ma sapete, sul luogo di lavoro mi trattengo e uso il vocabolario più bello.
Continuerete ad ignorare che vostro figlio crede che il fascismo sia un fenomeno nato nel 1700, e mi scuserete se io, al solo pensiero del duce in crinolina ho avuto uno scoppio di ilarità incontenibile.
Continuerete ad ignorare che vostra figlia non ha mai il diario su cui io possa vergare le immortali parole: "l'alunna non ha svolto il compito e rifiuta di presentarsi all'interrogazione di recupero utilizzando un linguaggio inappropriato nei confronti dell'insegnante".
Che è un modo carino per dire che vostra figlia ha dichiarato: "ma che palle, non ci vengo. Mi metta quattro, che cazzo me ne fotte".
Oddio, forse fate bene a non volerlo sapere, in effetti.
Vado, colloquio e torno.
Ma prima metto il pinot in frigo.






