UdA
(Unità di Apprendimento)
Ne parlavo l'altro giorno con delle amiche.
Una cosa buona, questo maledetto corso di formazione obbligatorio, l'ha fatta: ha costretto delle persone che lavorano insieme a STARE insieme. Che a scuola non va mai dato per scontato, perchè in sala insegnanti è tutto un "ciao-ciao", un "che freddo oggi", un "scusa, a che ora sono i consigli?", un "per oggi ho finito, arrivederci". Invece, stare tutti seduti a condividere la stessa cosa, anche se è una cagata pazzesca, aiuta.
Il nostro relatore, che chiamiamo familiarmente Il Pazzo, dopo alcune sbrodolate introduttive sulle nuove linee guida didattico-educative, ha deciso di dividerci in gruppi: le maestre da una parte, matematica scienze e tecnica da un'altra, le lingue ad un tavolo, e infine lettere, arte e musica ad un altro. Tenendo conto che alcune colleghe hanno disertato da subito (oppure, lavorando anche in altre scuole, avevano la scusa per essere altrove) alla fine eravamo sempre le solite sei o sette insegnanti di lettere sedute intorno a un tavolino. Obiettivo: fare la programmazione secondo quanto insegnato dal Pazzo.
Ora, la programmazione sarebbe questo: decidiamo per ogni anno cosa fare e anche un po' come farlo, anche se ogni insegnante si muove secondo i ritmi della propria classe.
Da una parte sarebbe bello e utile: dovrebbe evitare cose tipo "iscrivo mio figlio nella G perchè lì si fa grammatica, nella A ne fanno meno". D'altro canto, è anche un atto di presunzione: ogni classe è diversa, e decidere a settembre cosa fare a marzo è piuttosto azzardato. Non avrei mai immaginato che alla mia vecchia terza potesse piacere così tanto Manzoni, ma non è mica detto che vada sempre così. Potrei avere una classe dove mi va di leggere dieci novelle del Decamerone e una dove preferisco fare tanta poesia, può capitarmi una prima in cui fare Iliade e Odissea, e una, invece, in cui limitarmi ai miti su dèi ed eroi....che ne so, io? Ci sono terze in cui si fa ancora analisi grammaticale perchè non sanno la differenza tra "ho lodato" e "sono lodato", e terze in cui puoi abbozzare un po' di latino perchè in dieci andranno al liceo....
Ma queste sono cose che si decidono strada facendo, mica a tavolino, anche se un po' di coordinazione sicuramente ci vuole.
Sulle prime, a parlare con le colleghe, sono rimasta male. Male perchè "tante teste e tante idee": una non fa poesia perchè non le piace, una non fa Dante perchè "è troppo difficile", una fa poca grammatica perchè "tanto è inutile", una non fa epica perchè non le va a genio...Un giorno sono arrivata a casa incazzata nera, dando calci al portaombrelli e urlando: "Ma se non vi piace la materia che insegnate, perchè cazzo fate le insegnanti?! per leggere quei raccontini cretini delle antologie, quelli dove mettono uno stralcio di romanzo con il mini-riassunto a sinistra e due cazzate sull'autore a destra, e inventano unità su "i problemi dell'adolescenza" oppure "i conflitti generazionali", oppure "conoscere sé e conoscere gli altri"???"
Si, perchè le antologie, spesso, mettono insieme cose ai confini della realtà.
Esempio: la più gettonata antologia del momento, di cui non faccio il nome, adottata in tutta la scuola, ha una sezione intitolata, credo, "Il racconto realista". Dentro ci ha ficcato romanzi a brandelli e novelle, Cechov, l'inizio di P&P di Jane Austen, un pezzo di David Copperfield, e la novella "Libertà" del Verga. Ora, a me questa cosa fa incazzare alquanto, perchè frullare insieme queste cose e ficcarle così in testa ai ragazzi mi pare un abominio.
"Libertà" si fa anche per chiarire meglio il contesto storico, si può lavorare sull'autore e su altre novelle, ma ficcarci insieme le sorelle Bennet, per quanto io le adori, è deleterio. Non si può fare di tutta l'erba un fascio, in nome delle unità di apprendimento. Per cui io smembro le antologie, e faccio portare a volte un volume a volte l'altro, faccio saltare qua e là, mi invento un sacco di fotocopie, cercando di far capire che non ci sono dei cassetti stagni ("questi cinque brani qui vanno insieme perchè sul libro è così, punto e basta").
Parlando con le altre, soprattutto per le terze, mi sono accorta che qualcuna segue quel che c'è sul libro punto e basta. "Io da anni faccio sempre così: prima i problemi con gli adolescenti, poi l'unità sulla globalizzazione, poi quella sulle culture del mondo".
Qualcuna no. Qualcuna fa come me: abbozza un sorriso in pubblico, ma chiusa la porta dell'aula fa cose proibite: la parafrasi di A Zacinto, il 5 Maggio, La roba.
E' bastato poco, una battuta, un riferimento letterario, un libro intravisto in una borsetta. Un commento arguto, un gioco di parole, una risposta pronta, quelle cose che ti fanno pensare "ehi, questa mi è simpatica".
Ci siamo annusate, riconosciute. Abbiamo taciuto, per non essere scoperte.
Abbiamo scritto i traguardi di competenza, gli OSA, gli OF, abbiamo annuito con entusiasmo all'idea del Pazzo di fare una tabella colorata con gli assi cartesiani e le caselle di testo diagonali.
Ma sotto sotto abbiamo avuto la consapevolezza che la nostra resistenza si è organizzata; abbiamo saputo, con un solo luccichio nello sguardo, che sarà dura, certo, ma noi ci proveremo ancora.
A insegnare qualcosa, dico.