Si comincia, tutti in pista
E' che uno, le cose, deve pensarle un attimo.
Questa settimana nella Grande Scuola Rossa, da titolare dell'unica e incommensurabile Cattedra Farlocca, non è che ho da fare granchè. Io vorrei lavorare, giuro.
Lo dico anche a Coso, Brunetta, Prugnetta, com'è che si chiama il ministro. Io vorrei lavorare, spiegare l'analisi logica, la guerra dei trent'anni, la tundra e la taiga. Solo che sto come un pesce nell'acquario.
La Velina Vecchia, quella bionda, mi dà l'orario provvisorio, in principio solo pieno di D, che vuol dire "disposizione". Quindi vuol dire - mi spiega la Vetusta Vegliarda - che per ora sto in aula professori ad aspettare
a) che qualcuno abbia bisogno di me
b) che qualcuno stia male così mi danno la supplenza. E' il terzo giorno di scuola e ne ho già fatte due, non so se mi spiego.
Ah, ma non sarà mica sempre così: poi vicino alla D mi metteranno anche una sigla, tipo : Alt 3A + 2E, che significa "vai a prendere chi non fa religione in 3 A (Alt significa "alternativa"), poi recupera gli scassapalle di 2 E e portali insieme da qualche parte".
A volte invece mi toccherà la Sporca Dozzina: si tratta di una classe differenziata (quindicenni fuori da ogni umana comprensione e controllo) che ha un proprio corso e una propria programmazione, ma spesso "capita che si debba coprire qualche ora".
Poichè non sono degna di insegnare italiano nemmeno alla sporca dozzina, vi lascio capire quale sia il mio livello di considerazione nel resto del corpo docente: mi guardano come guano di caribù.
Così ho deciso di sovrastare il corpo docente nell'unico modo che conosco: con i tacchi. Oggi svettavo su di un tacco 13 davvero impressionante, perchè, checazzo, se mi fai stare tre ore in sala professori a grattarmi gli zebedei, perchè ancora non hai organizzato le mie ore, almeno lasciamici stare come si deve. Io di sicuro non busso a ogni porta chiedendo: hai mica qualche allievo da darmi, sai, son qui che faccio niente...?
Il primo giorno, giuro, mi sono presa il Decamerone e mi sono messa a leggerlo dal comincio, che a me, scusate, fa sempre tanto ridere.
Oggi invece ho conosciuto la Sporca Dozzina: sembrano la mia classe dell'anno scorso. Anzi, quando hanno saputo che ero stata la prof di Franti e Nanà, apriti cielo! Commenti a non finire. Sto per rompere il ghiaccio e fare l'appello quando, dopo cinque minuti, entra la Velina Vecchia e Vicepreside.
"Cosa fai?"
"Supplenza, per esempio" avrei voluto dirle, ma ho cortesemente risposto "Faccio conoscenza con la classe" (che non è nemmeno una mia classe, quindi che cacchio te ne frega).
"Beh" ripiglia la Virago Veemente "ho avuto un'idea. Visto che sei nuova, i ragazzi potrebbero portarti in giro per la scuola, e fuori, a vedere il parco, il frutteto, la serra, il laghetto...".
Ora, detto così sembra che io lavori dentro il Mulino Bianco. In realtà, la scuola suddetta ha un po' di verde dietro, che pretenziosamente viene chiamato "il parco", dove i facinorosi vengon condotti per improbabili progetti di educazione ambientale, concernenti attività come incidere piccoli cazzetti sui tronchi, guardare i professori mentre svasano le ortensie, raccogliere fascine per il grande ed auspicato Autodafè Finale.
L'idea m'esanima e m'agghiaccia: andare col tacco svettante nell'erba rorida e nel pautasso putrido di prima mattina, con dodici adolescenti che non conosco ancora e che potrebbero gettarmi nel laghetto fatta su nel cellophane come Laura Palmer mi lascia perplessa.
Però acconsento con ben recitato entusiasmo (roba da Golden Globe), e passo davanti alla Velina Vetusta con fiero cipiglio. Almeno è l'occasione per parlare con qualche alunno, via.
Mi piacerebbero persino, come classe di desperados, ma è meglio che non mi ci affezioni, che tanto era solo una supplenza.
Dopo un'ora di marcia (sul tacco 13, ripeto), riporto in classe gli armenti e la sadica Vestale Virago mi domanda:
"Allora? forse non avevi l'abbigliamento giusto, vero? come si sono comportati?".
"Benissimo, una passeggiata meravigliosa. Veri gentlemen".
Beh, a parte qualche "minchia" di troppo, non hanno fatto niente di che.
Per l'ora seguente, la prima di due ore buche unite (chi altri ha un buco di due ore in una giornata che prevede l'orario 8-16 ?!?), mi barrico in sala insegnanti e afferro il rotoloneregina del bagno, con cui ripulisco con cura i tacchi di vernice.
Quindi attendo di fare, dalle 12 alle 13, un'ora di alternativa alla religione ad un ragazzo che qui battezzo Terzino (perchè è il suo ruolo a calcio, e lui dice che è bravo).
Esce dall'aula con un plico di verifiche di educazione fisica e mi dice: "devo ricopiarle". "Copiare delle verifiche?" sbaccalisco io. "E perchè?"
E qui, raga, attenti bene: le verifiche in questione erano del compagno di banco secchione e risalivano allo scorso anno scolastico. Poichè Terzino, l'anno scorso, non aveva mai svolto le suddette, ora ha avuto l'ordine dalla docente di "ricopiarle, ma non uguali uguali, cambiando un po' qualcosa". Le verifiche (che di fatto non verificano un bel niente) vengono quindi retrodatate (lui fa terza e ci ha scritto su, per esempio, "seconda"), e fintamente corrette: in questo modo, all'esame, Terzino avrà - così come il suo compagno secchione - un fantastico plico di verifiche da mostrare alla commissione come frutto del lavoro del triennio.
Si, se ve lo state chiedendo, si chiama "falso in atto pubblico".
Del resto, mi pare che la scuola dove son finita abbia ben poco di vero.