COLLEGIO SERPENTI
Avevo voglia di rivederli?
No.
I colleghi, dico.
Però il collegio docenti plenario di tutto il plesso prima o poi toccava farlo. Per cui ieri mattina ho dismesso i panni da casalinga alla Doris Day che bacia il marito sulla porta con la vestaglia svolazzante, e ho reinfilato il tacco 13 da supplente. Se si va in guerra, ci si va armati: delizioso abitino stile anni '50, bianco e nero con cinturina alla vita in tinta, borsetta da giorno nera, sandalo con stiletto chilometrico, puciu in testa, bracciali pieni di charms, sorriso di circostanza.
La prima cosa che vedo è una delle PdP, cioè Prof. di Potere, quelle che coordinano l'orario, le attività extrascolastiche, tengono le classi "in pugno", sono troppo impegnate a organizzare la scuola per pensare alla programmazione e le devi sostituire o supplire tutto l'anno perchè loro sono sempre impautate in mille progetti educativi, quelle che alla fine dell'anno salgono sul palco dopo il saggio a dire "questi ragazzi sono fantastici, grazie a tutti", e sembra che abbiano vinto l'oscar. La PdP in questione, prima ancora di dirmi ciao, annuncia: "oh, è l'ultima volta che ci vediamo? sai già dove ti mandano l'anno prossimo?".
No che non lo so, e tu lo sai benissimo che lo saprò solo a settembre, quindi che cazzo chiedi?
Il collegio ha inizio nella grande scuola elementare, alla presenza di maestre e professoresse che tradizionalmente non si parlano tra loro e siedono da parti opposte dell'aulona. Inizia la lettura del verbale e parte un chiacchiericcio peggio che la I A alla quinta ora. La voce della lettrice designata è inintellegibile. Poi è la volta della relazione sui corsi d'aggiornamento: qui qualcuno ascolta, perchè vuol sapere di che morte deve morire un altr'anno. Pare che ci saranno utilissimi corsi sul bullismo "che sembra colpire da vicino la realtà della nostra scuola" (non commento neanche), corsi per il personale ATA con la psicologa per "imparare il lavoro di squadra" (io preparo il caffè, tu prendi le tazzine), corsi sul burn out degl'insegnanti.
Sapete co'è il burn out? io l'ho cercato su wikipedia per essere sicura di aver capito bene. E' il "crollo psicologico di un operatore sociale": cioè agli insegnanti stressati facciamo dei corsi al pomeriggio, alle due, così dopo che per 5 ore hai spiegato il complemento di luogo, la pace di Augusto e la tundra e la taiga, mangi un panino e vai a sentire per 3 ore la psicologa che ti racconta cosa fare per non stressarti. Io proporrei stare a casa in pace, mangiare senz'ansia e preparare con calma la lezione del giorno dopo, ma ovviamente non ho fatto psicologia e certe cose non le so.
La Rottermeier ha preso la parola e ha parlato "del bellissibo gorso di inforbadiga ghe ho tenudo duranto l'anno e ghe ne so, siamo imbarati a usare bolti brogrammi". Questa donna, contraddistintasi per l'uso casuale delle consonanti durante i suoi discorsi, e per un uso disinvolto dei verbi, è stata a stento udibile dal collegio ormai impegnato a giocare a briscola.
Ringraziamenti, cotillon, breve istante di silenzio all'annuncio che "un altr'anno c'è una classe in più". Noi precari ci guardiamo tra di noi, lampeggiano i nostri occhi come nella sigla di Lady Oscar, e ognuno pensa "quel posto sarà mio"!
Poi parte il valzer dei saluti: bacio il Baffolone Vicepreside che è sempre stato gentilissimo, Madame di Francese, che è una persona bellissima e che spero ardentemente di riavere come collega, in questa vita o nell'altra. Saluto il collega di artistica detto ArtAttack, prezioso alleato contro la Donna Senza Vergogna. Tra l'altro la DSV, fedele al suo ruolo di rubastipendi, non s'è vista neanche in cartolina. "Meglio- dice ArtAttack - che poi toccava baciarla!"
Capitano anche cose inaspettate: Camilla Parker Prof mi blocca, mi bacia, mi dice che lavorare con me è stato un onore, che le sono stata di grande aiuto nelle compresenze accollandomi i casi più pesanti e che spera di rivedermi il prossimo anno. Mi faccio avanti per salutare la preside, che poi si chiama dirigente, che a dispetto della voce dolcissima e dell'aspetto da ragazzina, si fa seria e mi dice: "Averla qui è stata una risorsa preziosa. E' l'opionione di molte persone con cui ho parlato. Mi farebbe piacere se il prossimo anno, in caso di disponibilità, scegliesse ancora il nostro istituto".
Caspita.
Certo che lo sceglierei. Ma non per queste parole, che pure fanno innegabilmente piacere.
Lo sceglierei per rivedere quella masnada di cazzoni che al saggio scolastico mi correvano incontro.






