venerdì, 29 giugno 2007

COLLEGIO SERPENTI

Avevo voglia di rivederli?
No.
I colleghi, dico.
Però il collegio docenti plenario di tutto il plesso prima o poi toccava farlo. Per cui ieri mattina ho dismesso i panni da casalinga alla Doris Day che bacia il marito sulla porta con la vestaglia svolazzante, e ho reinfilato il tacco 13 da supplente. Se si va in guerra, ci si va armati: delizioso abitino stile anni '50, bianco e nero con cinturina alla vita in tinta, borsetta da giorno nera, sandalo con stiletto chilometrico, puciu in testa, bracciali pieni di charms, sorriso di circostanza.
La prima cosa che vedo è una delle PdP, cioè Prof. di Potere, quelle che coordinano l'orario, le attività extrascolastiche, tengono le classi "in pugno", sono troppo impegnate a organizzare la scuola per pensare alla programmazione e le devi sostituire o supplire tutto l'anno perchè loro sono sempre impautate in mille progetti educativi, quelle che alla fine dell'anno salgono sul palco dopo il saggio a dire "questi ragazzi sono fantastici, grazie a tutti", e sembra che abbiano vinto l'oscar. La PdP in questione, prima ancora di dirmi ciao, annuncia: "oh, è l'ultima volta che ci vediamo? sai già dove ti mandano l'anno prossimo?".
No che non lo so, e tu lo sai benissimo che lo saprò solo a settembre, quindi che cazzo chiedi?
Il collegio ha inizio nella grande scuola elementare, alla presenza di maestre e professoresse che tradizionalmente non si parlano tra loro e siedono da parti opposte dell'aulona. Inizia la lettura del verbale e parte un chiacchiericcio peggio che la I A alla quinta ora. La voce della lettrice designata è inintellegibile. Poi è la volta della relazione sui corsi d'aggiornamento: qui qualcuno ascolta, perchè vuol sapere di che morte deve morire un altr'anno. Pare che ci saranno utilissimi corsi sul bullismo "che sembra colpire da vicino la realtà della nostra scuola" (non commento neanche), corsi per il personale ATA con la psicologa per "imparare il lavoro di squadra" (io preparo il caffè, tu prendi le tazzine), corsi sul burn out degl'insegnanti.
Sapete co'è il burn out? io l'ho cercato su wikipedia per essere sicura di aver capito bene. E' il "crollo psicologico di un operatore sociale": cioè agli insegnanti stressati facciamo dei corsi al pomeriggio, alle due, così dopo che per 5 ore hai spiegato il complemento di luogo, la pace di Augusto e la tundra e la taiga, mangi un panino e vai a sentire per 3 ore la psicologa che ti racconta cosa fare per non stressarti. Io proporrei stare a casa in pace, mangiare senz'ansia e preparare con calma la lezione del giorno dopo, ma ovviamente non ho fatto psicologia e certe cose non le so.
La Rottermeier ha preso la parola e ha parlato "del bellissibo gorso di inforbadiga ghe ho tenudo duranto l'anno e ghe ne so, siamo imbarati a usare bolti brogrammi". Questa donna, contraddistintasi per l'uso casuale delle consonanti durante i suoi discorsi, e per un uso disinvolto dei verbi, è stata a stento udibile dal collegio ormai impegnato a giocare a briscola.
Ringraziamenti, cotillon, breve istante di silenzio all'annuncio che "un altr'anno c'è una classe in più". Noi precari ci guardiamo tra di noi, lampeggiano i nostri occhi come nella sigla di Lady Oscar, e ognuno pensa "quel posto sarà mio"!
Poi parte il valzer dei saluti: bacio il Baffolone Vicepreside che è sempre stato gentilissimo, Madame di Francese, che è una persona bellissima e che spero ardentemente di riavere come collega, in questa vita o nell'altra. Saluto il collega di artistica detto ArtAttack, prezioso alleato contro la Donna Senza Vergogna. Tra l'altro la DSV, fedele al suo ruolo di rubastipendi, non s'è vista neanche in cartolina. "Meglio- dice ArtAttack - che poi toccava baciarla!"
Capitano anche cose inaspettate: Camilla Parker Prof mi blocca, mi bacia, mi dice che lavorare con me è stato un onore, che le sono stata di grande aiuto nelle compresenze accollandomi i casi più pesanti e che spera di rivedermi il prossimo anno. Mi faccio avanti per salutare la preside, che poi si chiama dirigente, che a dispetto della voce dolcissima e dell'aspetto da ragazzina, si fa seria e mi dice: "Averla qui è stata una risorsa preziosa. E' l'opionione di molte persone con cui ho parlato. Mi farebbe piacere se il prossimo anno, in caso di disponibilità, scegliesse ancora il nostro istituto".
Caspita.
Certo che lo sceglierei. Ma non per queste parole, che pure fanno innegabilmente piacere.
Lo sceglierei per rivedere quella masnada di cazzoni che al saggio scolastico mi correvano incontro.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 07:41 | Permalink | commenti (5)
categoria:scrutini e cretini
giovedì, 28 giugno 2007

PROSSIMAMENTE...

...su questi schermi, con la magia del suono stereofonico, vi racconterò del collegio docenti di stamattina. Se ci fosse stato Giorgetto Lucas, un film fantascientifico l'avrebbe tirato fuori. Ma a pensarci bene, il genere era più sul genial-demeziale alla Mel Brooks.
Comunque da oggi sono ufficialmente in vacanza.
O disoccupata, fate voi.
 

postato da: Milady-de-Winter alle ore 16:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:colleghi e strateghi
mercoledì, 27 giugno 2007

CERTI CERTIFICATI

Voi l'avete mai chiesto un certificato di abitabilità o agibilità altrimenti detto? E l'avete mai chiesto qui nella mia ridente e piemontese cittadina, della serie "al nord sì che funziona tutto"? No? Se mai ne aveste bisogno vi dico cosa potrebbe succedervi.

ANTEFATTO: bisognosa della suddetta scartoffia mi reco in comune dove una gentile signora mi indirizza al giusto ufficio, in un palazzo ricavato nella sede di un ex-convento. Lo raggiungo tutta trulla e scopro che quella è una dimensione parallela. Dopo alcuni giri su e giù per le antiche scale, senza mai incontrare nessuno, mi imbatto in un tipo che ha l'aria di lavorare lì e che mi indica la retta via. All'ufficio preposto il geometra che qui chiamerò Fancazzi mi spiega con gentilezza che dovrò tornare da lui, e solo da lui, martedi (cioè ieri), munita dell'atto d'acquisto dell'immobile e in un attimo faremo tutto.

ROVESCIAMENTO: ieri torno con la documentazione richiesta, trovo l'ufficio con sicurezza, busso alla porta. Ca' nun ci sta nisciuno. Mi guardo intorno e scovo un collega, il geometra Nonso, che mi dice di non saperne niente perchè quelle cose lì le sa fare solo il Fancazzi. Però mi può far parlare con l'archivista, che troverà quanto richiesto per il mio certificato. Telefona, ma l'archivista risulta vacante. In ferie? No, non c'è. Vagola in pausa caffè in qualche luogo. Allora Nonso, colto da vergogna, si adopera per me e mi presenta una signora annidata due porte più in là che, a suo avviso, mi potrà aiutare. E svanisce. La signora, che qui chiameremo Melodevedirelei, mette le mani avanti specificando che quello non è il suo lavoro e quindi ci vorrà un po' di tempo, perchè bisogna trovare "la pratica" e poi fare il certificato di agibilità. Mi guardo intorno nel suo ufficio e vedo il computer spento usato come base per poggiarci una pianta grassa, la scrivania pressochè vuota e tanta quiete claustrale.

RICERCA: La signora Melodevedirelei mi chiede molte cose e ne esce un dialogo kafkiano.
"Quando è stato acquistato l'immobile?"
"Nell'anno ****, vede ho qui l'atto d'acquisto".
"L'atto d'acquisto non m'interessa, le cose me le deve dire lei. Dove si trova l'immobile?"
"In via XXX n.28"
"Non ce l'ho presente. Cosa c'era prima?"
"Ehm, non saprei" (un altro palazzo, una palude, che cacchio ne so?)
"Eh, me lo deve dire lei. Sennò come lo trovo?"
Vi risparmio il seguito. Ha ravanato in molti polverosi faldoni, alcuni assolutamente inutili perchè riferiti ad anni luce prima che l'immobile fosse costruito, ma lei imperterrita li ha scartabellati lo stesso.
Dopo 45 minuti, in cui avevo già architettato 45 modi per far fuori quella donna senza lasciare tracce e lasciare lo stabile senza che la scientifica o Grissom potessero risalire a me, ecco che mi dice: "Si segni questo numero: 1520". Lo scrivo e resto in attesa di altri dati, ma lei dice "sa è per non dimenticarlo, che è lungo. Ora andiamo in archivio a cercare la pratica".

L'ARCHIVIO: L'archivio è un luogo pieno di carta, senza che la porta sia chiusa a chiave, dove chiunque può entrare, appiccare un incendio, depositare un cadavere, fare sesso con un collega, cantare l'Aida, preparare un attentato, cercare nudo una pratica: lì non ci va mai nessuno, nè a lavorare, nè, tantomeno, a pulire. E' la stanza delle necessità di Harry Potter, è uno stargate fra questo e altri mondi. Un luogo che forse non esiste, dove nessuno verrà mai a cercarti. E' lì che vanno a  finire gli oggetti perduti, i sogni infranti, le fantasie segrete: un luogo-non luogo. Qui la signora Melodevedirelei sparisce e ne riemerge dopo un lasso temporale incalcolabile con il faldone relativo al numero civico 32. A me serve il 28. "Il 28 non c'è, veda se le va bene questo".

IL FANCAZZI: In possesso del faldone errato ma passabile per quello giusto, entrata anch'io nella mentalità contorta del "è sbagliato, ma quello giusto non c'è", mi reco nell'ufficio del Fancazzi, che la signora mi preannuncia essere tornato dalla sua pausa caffè.
Il Fancazzi ancor non c'è.
Lo attendo.
Lo attendo.
Neppure Butterfly ha avuto così tanta pazienza. Quando lo vedo arrivare il mio cuore giubila come se avesse sentito il cannone del porto, ma costui quieta i miei entusiasmi dichiarando "mi scusi, devo fare una telefonata". Resto fuori dall'ufficio come un'amante abbandonata, mentre lui all'interno conversa amabilmente di lavoro. Lo sento distintamente parlare della sagra del suo paese, infatti.

NELLA TANA DEL LUPO: il Fancazzi mi fa entrare, scartabella, decide che il numero civico è sbagliato ma il faldone è quello giusto, estrae il documento che mi serve e mi dice: "Si segga al mio posto. Prenda carta e penna e scriva una richiesta al sindaco per averlo". "Scusi, non c'è un modulo prestampato?". "No, io detto e lei scriva". Il tono è imperioso, mi sento Maggie Gyllenhall in Secretary e mi metto scrivere a mano. Il pc giace spento anche su questa scrivania. Espletata anche questa formalità, il Fancazzi mi chiede: "ora vada a predere due marche da bollo qui all'angolo". "Perchè non me l'ha detto l'altra volta che ci vogliono 2 marche da bollo?". "Tanto la tabaccheria è vicina". Quest'uomo ha una risposta per tutto. Esco, le compro, torno. Non c'è più. Piantòno il suo ufficio, ma non c'è nessuno. Il collega Nonso è scomparso, la signora Melodevedirelei non si trova. Potrei dar fuoco a tutto, impadronirmi del faldone abbandonato e uscire e nessuno lo saprebbe mai.  Dopo 20 minuti il Fancazzi torna. Appiccica le marche, e poi mi dice: "vado di là a mettere l'ultimo timbro".

FINALE DI PARTITA: l'ultimo timbro. C'è uno spiraglio di conclusione in questa frase. Il Fancazzi si è smaterializzato dietro una porta e per altri 20 eterni minuti sembra inghiottito nel nulla. Quanto ci vuole a metter un timbro? Che timbro sarà, lo troveranno? ci sarà un archivio dei timbri desueti?
Il Fancazzi torna. Sorride, anche. Mi porge il documento come farebbe con un etto di prosciutto cotto. "Visto?" dice. "Siamo già a posto".

Esco dall'edificio e sogno di lanciare alle mie spalle una granata, che deflagrando incendi scrivanie, computer spenti, faldoni d'archivio e fancazzisti, e faccia da purpureo sfondo alla mia uscita.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 07:38 | Permalink | commenti (11)
categoria:ho visto cose
martedì, 26 giugno 2007

Grandi pulizie

Fino alla scorsa settimana mi trascinavo per la casa, strisciando dietro a libri e dispense: di far le grandi pulizie, manco per idea. Adesso però, lasciato alle spalle il latinorum, non ho più scuse: è tempo di grandi manovre. I vetri da lavare, qualche mobile da spostare per trovarci dietro topoloni di polvere, i terrazzi da pulire, i lampadari da far brillare.
Lo so, fa un caldo porco, ma la sindrome da Bree van de Camp è come il Natale: quando arriva arriva.
Dunque, innanzi tutto, quando fo le pulizie, sono pittoresca.
Cerchiettone in testa e babydoll leggero leggero per non patire il caldo.
Piede nudo ma con unghia laccata, che  George Clooney può bussare alla porta in qualunque momento e quando mai ti ricapita. 
Stereo lanciatissimo in cose che vanno dal melodramma più lacrimevole ai Green Day a  seconda dell'umore.
Bastone della scopa o bottiglia di glassex vengono branditi a mo' di microfono.
E poi sparpaglio tutta la grande esposizione di qualunque porcheria il mondo del pulito abbia prodotto, perchè a certe cose io non resisto: strofinacci swiffer, panno legno, panno vetro, rotoli e rotoli di scottex casa di svariati colori e destinati a usi diversificati. Quindi concludono il quadro gli stracci ricavati dalle immortali camicie da single di Athos, l'imortale "gomma magica" e C1P8 (che per chi non lo sapesse è il mio aspirapolvere, acquistato per l'estrema somiglianza con il tollone di guerre stellari).
Se suonate il campanello una di queste mattine e non rispondo al citofono, be', adesso sapete che c'è un perchè.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 07:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:vita da sposa
lunedì, 25 giugno 2007

DONNA AL VOLANTE

Molti di voi la conoscono. Altri no e non sanno cosa si perdono.
Si, perchè Donna Serexia, che ogni giovedì sera viene a prendermi con la sua auto rombante sotto casa per condurmi seco alle prove di Quartetto è un tipo che merita.
Ovviamente l'ho conosciuta alla Camerata Policomica, perchè è lì che ho conosciuto tutte le persone che porterei con me su di un'isola deserta se il mondo andasse in malora.
Donna Serexia sta a cavalcioni di una moto e costruisce violini.
Adora i cani come tutte le persone con il cuore grande così, e quando mi fa salire in macchina guida come Alonso alla partenza del Gran Premio, quando parte per secondo e sa che deve sorpassare ora o mai più. Io prorompo in espressioni da fumetto, con tanto di gasp e gulp, ma lei impassibile guida come se fosse sulle rotaie, mentre il lettore dvd della Seremobile spara cose d'autore come Mina in studio, o la Maria che canta il second'atto di Tosca. E non si scende finchè Scarpia non è morto.
Settimane  fa è venuta a prendermi con un cono gelato. In macchina. Al volante. In effetti la legge dice che non si può guidare col cellulare in mano, non con il gelato.   
E' successo, giovedì scorso, che io fossi un po' in ritardo. Per cui al suo squillo sono scesa di corsa, portandomi dietro l'astuccino del trucco e un elastico per capelli, intenzionata a darmi una sistemata in auto durante il tragitto.  Apro la portiera, la Maria cantava "Tu che le vanità" con una pettinatura improponibile, mi seggo, mi metto la cintura.
"Donna Serexia, ti dà fastidio se accendo un attimo la lucetta dello specchietto?" chiedo.
"Se mi dà fastidio quella lucetta lì? Figurati! ...io guido con i coni gelato!"

postato da: Milady-de-Winter alle ore 07:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:ritratti
venerdì, 22 giugno 2007

La pelle da vacanza

Ne ho le scatole piene di queste bonazze da pubblicità che si cospargono di autoabbronzanti nelle giornate di pioggia e hanno la pelle da vacanza tutto l'anno.
Diciamo le cose come stanno: gli autoabbronzanti ti fanno diventare arancione, vanno via dove sudi creando il simpatico effetto "macchia di leopardo", nessuno riesce a cospargersi da solo tutto il corpo a parte le contorsioniste bulgare, e poi...capisco fosse inverno, ma caspita è estate, mettiamoci sul terrazzo, nell'orto, in giro in bicicletta...
Ah, e stendiamo un pietoso sudario sul fatto che adesso quelle creme lì ti rassodano pure: ma cosa rassodi? ma vai a lavorare, vai.....

postato da: Milady-de-Winter alle ore 17:51 | Permalink | commenti (6)
categoria:non seguite la moda dettatela
venerdì, 22 giugno 2007

RELAZIONI FINALI

Devo scrivere le cosiddette relazioni finali per le mie classi. Guardo la videata bianca e scrivo frasi in pessimo burocratichese scolastico di cui mi vergogno. Mi vergogno tanto.

"La classe si è presentata eterogenea per composizione"...cioè c'erano bambini di due scuole elementari.
Chi veniva dalla scuola Qualcosasì era abituato a stare nel banco, sapeva dell'esistenza di libri e quaderni e tutto sommato era conscio di abitare in Italia, sul pianeta terra.
Chi veniva dalla scuola Macertochenò per cinque anni ha pascolato tra palestra (d'inverno) e giardinetti adiacenti (d'estate). Qualcuno di loro era convinto che ci fosse il mare qui vicino.
Non per dire, ma mettere insieme i due gruppi non è stata una roba da cinque minuti.

Da qualche parte ho scritto anche che sono stati fatti sforzi "volti all'acquisizione di un personale metodo di studio"...cioè hanno imparato a usare il diario, a scriverci sopra le cose, a usare il blocknotes per prendere appunti e uno di loro ha imparato a farsi schemi mnemonici da solo, che poi mi sottoponeva dicendo "prof. se mi imparo questo, poi riesco a dirle tutta la lezione". Ma come lo scrivo tutto questo?

Ho pure velatamente accennato al fatto che "la presenza in classe della collega di sostegno" (quella cagacazzo della Donna Senza Vergogna) "ha rallentato lo svolgimento delle lezioni curricolari" (non mi lasciava parlare perchè voleva leggere le sue terribili poesie. Poi a volte si metteva un completo da motociclista che i ragazzi prendevano di mira imitando il rombo delle moto...effettivamente non li ho mai rimproverati troppo per questo).

Che tentazione! poter scrivere le relazioni così come le scrivo su questo blog... 

postato da: Milady-de-Winter alle ore 17:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:supplire è come morire
venerdì, 22 giugno 2007

CHEEEEEESE

L'ultimo giorno di scuola, nel girone dantesco finale fatto di cochecole furtive e patatine ingurgitate fin dalle 8 del mattino, avevo con me la macchina fotografica. Con qualche remora.
Primo: è di Athos ed è tecnologicissima, di conseguenza mia mortale e giurata nemica.
Secondo: se avessi tentato di estrarla proprio nel momento in cui SimaticaCanaglia faceva l'aliante con le persiane della classe, probabilmente mi sarebbe sfuggita di mano.
Però la folta schiera di angeli custodi che presidiano ogni benedetta mattina le scuole d'Italia quel giorno era tutta intorno a me, per cui sono riuscita ad afferrare saldamente in mano la digitale (non purpurea) e a puntarla decisa contro le mie classi.
Ho scattato foto bellissime.
Tutte mosse, ovvio, anche perchè non ne stava fermo uno. Poi l'ho prestata ad una collega fidata, che ha acconsentito ad immortalarmi per sempre.
C'è dentro la luce abbagliante delle mie aule senza persiane (perchè qualcuno le usa come aliante e le scassa), quella luce che al mattino li fa ammassare tutti da una parte perchè "prof. fa caldo", "Prof. posso cambiarmi di banco?", "prof. posso aprire la finestra?", "Prof. posso fare le barricate con gli astucci?".
Ci sono dentro ammucchiati per terra i loro zainetti, quelli di Barbie e quelli del wrestling, quelli firmati e quelli coperti di scritte a pennarello (in genere con frasi eterne come "W la figa").
Ci sono dentro le cartine geografiche strappate e scassate, le ricerche appese alle pareti, i nostri lavori sul clima che fanno la loro porca figura e colorano i muri.
C'è una prof. giovane proprio in mezzo, con un vestito di Zara a fantasia floreale, i sandali alti coi fiocchetti e il cerchietto da bimba.
E ci sono loro, tutti intorno, con le loro facce buffe e tenere, sorridenti ed esultanti, con le braccia la cielo, le corna dietro a qualcuno, le bottigliette di gatorade al mirtillo in mano, i righelli impugnati come spade.
E' da quel giorno che tengo le foto nella macchina fotografica, senza scaricarle o guardarle. Ho trovato il coraggio di sfogliarle solo ieri pomeriggio.
Ora la I A fa da sfondo al desktop.

Un magone, ragazzi.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 07:40 | Permalink | commenti (3)
categoria:supplire è come morire
mercoledì, 20 giugno 2007

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Tutt'Italia oggi ha dato inizio all'esame di maturità.
Stamane, io, ho dato l'esame di latino.
Il secondo, quello che mi mancava, quello che ai tempi dell'università non avevo pensato di sostenere, quello che mi permette di accedere alla graduatoria 051, quella "italiano e latino" nei licei. 
Ho dormito profondamente, meglio di Enea di sicuro. Infatti il corso era sul II libro dell'Eneide, le sue fonti, la Piccola Iliade, L'ilioupersis, la caduta di Troia, il cavallo, Laocoonte, la morte di Priamo, la perdita di Creusa e quelle robe lì.
Che bello.
Si, pure Cicerone, l'esame precedente era bellino.
L'epica però.
Era da un po' che non accendevo il cervello per studiare l'epica, e ogni tanto ci vuole, è come una boccata d'aria, è quella cosa che ti appassionava da piccola, che ti ha fatto decidere di fare il liceo classico, poi di fare lettere, poi di insegnarla ad altri, perchè non vada perduto. Oggi raccontavo la guerra di Troia, mi perdevo in dettagli metrici, confrontavo traduzioni, sudavo sotto gli occhi implacabili di quell'insegnante. E ancora mi commuovevo per il vecchio re che riprende le armi, per quel bastardo di Pirro che lo infilza come uno spiedino, e quando Creusa appare come un fantasma e dice a Enea dove andare e di occuparsi del figlioletto, un po' piangiucchio sempre dentro, anche se di fuori ho il tailleurino e sto scandendo l'esametro con aria professionale.

Cosa vai a fare dopo la maturità? mi chiedevano tutti, tanti, troppi anni fa.
Lettere - rispondevo orgogliosa, ricevendo in cambio gli sguardi compassionevoli di quelli che pensavano e spesso dicevano a voce alta:  "è una facoltà facile e non serve a niente". 
Li lascio liberi di crederlo.
Io, se tornassi alla notte prima degli esami di stato, se potessi cambiare il mio percorso di studi,  se potessi avere una seconda possibilità, me la giocherei tutta di nuovo sulla guerra di Troia.
Se a distanza di anni tifi ancora per i troiani, anche se sai che alla fine perdono, la passione è autentica.
E le passioni, in fondo, vanno seguite.
Ovunque ti portino. 
 

postato da: Milady-de-Winter alle ore 18:58 | Permalink | commenti (7)
categoria:il milady pensiero
martedì, 19 giugno 2007

M.P.S....ma quali?

E' un po' che non parlo dei veri grandi problemi della vita.
Ad esempio: in agosto vado in montagna. Se escludiamo sporadici one-day-trip, sono diversi anni che non vado sui monti a trascorrere un periodo composto da più giorni consecutivi. Ergo: non ho niente da mettermi. Athos glissa sul problema additando minaccioso il mio guardaroba straripante, ma altrochè se il dramma resta.
Primo: che tempo fa a 1200 metri in agosto? E secondo: cosa mi porto dietro?
Visto che il posto è di quelli dove ti massaggiano, ti spupazzano, e ti rimettono in sesto probabilmente farà caldino, almeno all'interno. Quindi un po' di robetta leggera la si porta, costumi da bagno compresi per piscineggiare al caldo guardando dalle vetrate i monti che sorridono e le caprette che fanno ciao. 
Però se si esce a far la passeggiata tra boschi e prati d'or urge il maglione, il giubbottino, fors'anche dei pantaloni, che notoriamente sono del tutto assenti dal mio armadio. Mi sembra assolutamente palese la necessità di fare dello serio shopping mirato.
Essepperò la sera bisogna mettersi un po' in tiro per cenare? Mi devo portare qualche vestitonzolo elegante. Ognuno con scarpe/coprispalle/borsa abbinati.
Avete presente quella pubblicità con la macchina che a un certo punto,a  forza di metterci dentro roba, esplode?
Ecco.
Prometto che filmerò Athos nell'atto di caricar i bagagli in macchina e lo diffonderò su Youtube. 
Intanto, mie stilose lettrici, bersagliatemi  di consigli e  indicate a una novizia i 10 MPS (mai più senza) delle vacanze in quota.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 06:42 | Permalink | commenti (8)
categoria:non seguite la moda dettatela