Rientro a scuola
Oggi mezza classe mi fu sottratta a causa di prove non so quanto proficue di musica, ballo, canto e strumento in vista del mitico saggio finale.
Mi è rimasta in aula la mezza classe tosta, quella che vorresti prendere a mazzolate sui denti.
Innanzi tutto il bello era farli stare in aula. Razzolavano per tutta la scuola, eccitati da membri delle altre classi che pascolavano liberamente per l'edificio.
Poi, mentre cercavo di mandare al posto Scarmigliato e Teppista, che si stavano avvinghiando, Occhiosbarrato ha estratto un coltellino: un taglierino, una minisciabola, piuttosto affilato, con cui minacciava in allegria un compagno "così per scherzare". A momenti si cavano un occhio. In un flash mi sono vista al tg1, intervistata da Francesco Giorgino che mi additava come insegnante irresponsabile e incapace di gestire la classe davanti a tutt'Italia, tra un servizio sulle elezioni e un reportage sui capelli di Silvio.
Capperi, quest'esperienza mi mancava.
L'ho requisito, ovvio. Ho atteso l'intervallo, poi ho chiesto di parlare con la dirigente (mi sono sentita veramente un'adulta, sensazione che a scuola tende a svanire), e nonostante qui si lasci passare tutto, ho insistito perchè l'oggetto fosse confiscato. E' stata la prima volta che provavo la sensazione di stare dall'altra parte della cattedra sul serio.
Ora se lo rivorrà dovrà mandare il padre a riprenderlo, ma Occhiosbarrato mi ha già specificato che "la scuola può tenerselo, ce n'ho un sacco". La sensazione di impotenza davanti a queste cose è spaventosa, l'unica soluzione sarebbe prendere il metodo montessori, nel senso del libro, e darlo sulla testa dei genitori che educano i bambini allo stato brado.
Mi verrebbe da piangere, certi giorni, non foss'altro che poi vedi Ricattatore, che ha passato la lezione a sospirare, a parlarmi di com'è felice, ha trascorso l'intervallo a guardare estatico LaBrava, e ha preso a cazzotti uno che l'ha definita "un cesso".
Il mondo, dopo tutto, andrà avanti.
categoria:ai confini della realtà , ultimo banco, supplire è come morire






