giovedì, 28 settembre 2006

Storia di un bambino

Otman è di Casablanca, ha undici anni ed è in Italia da 12 mesi. Non parla italiano o quasi, sta imparando ora l'alfabeto, ma essendo questo piuttosto difficile rispetto a quello arabo, ci mette del tempo. I suoi a casa parlano arabo, salvo forse la sorellina di sei anni, che fa prima elementare e che, grazie all'età più verde e ai compagni di classe, in capo a qualche tempo sarà quasi bilingue. Otman invece è sperduto come lo sarei io a Casablanca senza una guida e senza un interprete. Solo che lui viene a sperdersi obbligatoriamente a scuola 5 o 8 ore al giorno, sballottato da insegnanti che devono spiegare cose a lui inaccessibili. Non perchè sia stupido, ma perchè non capisce la lingua in cui le cose sono spiegate. Difatti in matematica se la cava. Lo scorso anno è stato messo in 5 elementare, poi le maestre, per levarsi dalle balle la patata bollente, l'hanno promosso alle medie, così il problema non è più loro. Solo che lui avrebbe bisogno di fare prima elementare, perchè non è "alfabetizzato". Oggi l'ho portato in un'aula con me per un'ora di "recupero". Ma lui non deve recuperare, lui deve solo imparare una lingua, e non lo farà mai, con un insegnante diverso ogni giorno, lasciato alla mercè degli eventi, abbandonato alle sporadiche ore di compresenza.
Otman oggi, con grandi difficoltà, mi raccontava che là a Casablanca ha lasciato tanti amici, e la zia che aveva delle caprette, un asino, le mucche e i cavalli. Lui è salito solo una volta su di un cavallo piccolo, ma suo padre sa cavalcare.
Otman ha il mal d'Africa e se lo deve curare da solo in mezzo alle nostre risaie, e per avere un amico con cui parlarne deve prima impararne la lingua.
Otman è nel bel mezzo nel Ramadan, e domani non mangerà fino alle sette di sera (i bambini alternano, un giorno sì e uno no), anche se ogni tanto avrebbe voglia di prendere una patatina da qualche compagno.
Otman è dolcissimo, educatissimo, saluta sempre anche se ti incrocia per le scale, e mi ha detto che scrivere l'arabo è come scrivere la musica.
Otman ha un sorriso che scioglierebbe un sasso, e dentro ha il cuore spezzato.

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mercoledì, 27 settembre 2006

ATTO UNICO

Luogo: Sala professori.
Personaggi: Un professore di ginnastica nuovo, giovane e capellone, detto "il piacione"; Milady in tailleur blu.
Materiale di scena: 1 computer. Spento.

Il piacione: "Come si farà ad accenderlo?" (e pigia il bottone che accende lo schermo)
Milady (con il tappo di una biro in bocca, mentre con la suddetta firma una circolare): "Tower. C'è un bottone."
Il piacione: "Cavoli, è vero. Potevo star qui delle ore".
Momento di imbarazzato silenzio mentre il pc si avvia. Milady sta prendendo i libri necessari alle lezioni successive. 
Poi la videata richiede una password.
Il piacione: "Password?"
Milady: "Non so, guarda se c'è un foglietto lì vicino"
Il piacione: "Ci sono solo numeri di telefono, niente password. E ora come faccio?"
Milady: "Prova col nome della scuola"
Il piacione " Figurati, è banale e scontato." E intanto lo digita con lentezza irritante usando un dito solo.
Il computer si avvia.
Il piacione "Ma sei un dio!"
Milady: "Una dea, semmai". (ed esce di scena)

 

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mercoledì, 27 settembre 2006

NIENTE DI PERSONALE

"Prof, ha visto, da oggi abbiamo di nuovo Piero!"
Mi trattengo dal rispondere "chi minchia è Piero" (che stamattina mi sono svegliata peggio di Montalbano quando lo chiama Catarella), e pavento lo scherzo. Le barzellette di Pierino, purtroppo, sono ancora una realtà tangibile alle medie.
Poi alzo gli occhi. E lì, nel secondo banco a destra c'è uno nuovo, mai visto prima. Piero. Jeans in caduta libera tenuti su da una cintura tarocca di Gucci, tre etti di gomma da masticare in una mascella e sguardo di sfida.
"Piero, ben trovato, sono la tua prof. di italiano. Già che sei qui recupera il test d'ingresso di storia e anche quello di geografia". (Ok, ammetto, ci sono modi migliori di presentarsi, ma qua scassano tutti i maroni coi risultati di 'sti test)
Piero trasforma il suo sguardo di sfida nello sguardo da "eccheccazzopropriooggi?!", che io fingo di non cogliere, e poi passo ad altro. Nel cambio d'ora mi informo:
"Ma Piero non è quello che si era trasferito a Como?"
"Si".
"E cosa ci fa qui?"
"Era in vacanza in calabria."
"Anche Gattuso, ma lui adesso non è seduto nella mia aula".
"No, prof, a Como Piero ci va poi"
"Poi quando?"
"Quando si trasferisce. Il mese prossimo. Per adesso sta qui, tanto per stare a casa che si annoia..."
"Rompe le scatole in classe nelle mie ore"
"No prof. Anche nelle ore delle altre"

 

 

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martedì, 26 settembre 2006

DUETTO

"Senta devo farle alcune domande" esordisco questa mattina in segreteria.
"Quante?"
"Mah, non so, comincio con la più facile. Posso avere una copia del mio contratto?"
"Lei ne ha già una"
"Lo saprei, se l'avessi, ma le assicuro che non ce l'ho."
"Ah, ma allora la deve chiedere."
"Eddifatti sono qui".
"Glielo prendo subito o deve chiedermi altro?"
"Devo chiederle altro: il registro dei laboratori si può avere?"
"Non è ancora pronto".
"I libri di testo di II, le copie per l'insegnante?"
"Non sono ancora arrivati".
"La fotocopia della relazione finale della mia classe l'anno scorso?"
"Dobbiamo ancora farla".
"La fotocopia o la relazione"?
"Non so, devo chiedere".
"E la fotocopia della griglia di valutazione per i test d'ingresso, quella comune al comprensorio?"
"Non ce l'abbiamo, ma le do il numero da chiamare."
"E' un numero per le emergenze?"
"No, è il numero del collega che se ne occupa, ma sta nell'altra scuola".
"E se lo chiamo adesso?"
"Magari le detta la griglia per telefono" (Uhm, brivido erotico, una griglia dettata per telefono da un uomo che non ho mai visto).
"Deve chiedermi altro?"
"No". Aspetto fiduciosa e immobile. Non accade nulla.
.....
"Ora posso avere il mio contratto?"
"Sicura che non ce l'ha già?"
"Sicura"
"Ehi, ma qui ce ne sono due! Uno deve essere per lei. Buona giornata."

Fortuna che poi sono entrata in classe.

 

 

 

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lunedì, 25 settembre 2006

LA GINA

Ho un'orchidea.
Gentile omaggio di alcuni nobili personaggi che di tanto in tanto aleggiano per le stanze della nostra magione, allietandola con la loro sagacia, eleganza, e semplicemente con la loro presenza.
Questa orchidea, che oggi, giorno piovoso e uggioso, ha scelto di fiorire mostrandosi splendida ed esotica, ha bisogno di cure. Giro per la casa scegliendo i davanzali più luminosi. La tengo lontana dalle fonti di calore, ma anche dalle fonti di rigore (inteso come freddo).  Nonostante il mio pollice, di solito più atro che verde, finora l'ho preservata in salute, sapienza e fortezza. Vi aggiornerò sulla sua evoluzione botanica.
Ah, si chiama Gina.
Quindi se sentite Athos dire cose come "la Gina oggi è un po' giù" sappiate che non è il mio diminutivo e non è nemmeno il nome della governante.

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lunedì, 25 settembre 2006

All'inseguimento del pantalone perduto

2 anni.
No, dico, siamo sposati da due anni.
Anzi, da due anni, una settimana e due giorni.
Non può farmi questo.
Doveva dirmelo prima.
Io mi sono sforzata, ho fatto di tutto per sistemare la cosa, ma niente, lui diceva che era colpa mia.
E ora questa storia finisce così. 
Questa storia dei pantaloni, intendo.
Si, perchè due anni fa, appena tornati dalla luna di miele, Athos ha iniziato a smaniare per un paio di brache che non riusciva più a trovare. All'inizio abbiamo cercato svogliatamente, poi sempre con maggior ansia per poi arrivare alla conclusione tipica maschile: "non sai dove me li hai messi". Il che sarebbe plausibile ora, ma all'epoca a stento sapevo dove ritirare la MIA roba, figuriamoci se mettevo a posto la sua. E così Athos mi ha fatto la solita faccia da Otello shakespeariano, solo che invece del fazzoletto mi accusava di aver perduto le sue brache favorite. Nella fattispecie mi accusava di aver smarrito il bigliettino della lavanderia per ritirarle. E io che ero persino andata ad umiliarmi dalla lavandaia: "senta, non trovo il tagliandino, ma sicuramente le ho portato dei pantaloni, non può mica controllare tra la roba non ritirata, mi spiace, non mi è mai successo...". Quel pomeriggio ho spulciato tra brache di velluto da stalliere della regina e pantaloni a zampa di nostalgici mai guariti, ma non ho mai più trovato i pantaloni di Athos. Il quale sabato (DUE ANNI DOPO) se ne torna bel bello dal giretto nella casa di campagna, annunciando trionfalmente: "sai cara quei pantaloni? li avevo portati là, ecco dov'erano....".
Certe volte, non adoperare certe parole, è un segno d'amore certo.
Di più nin zo.

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categoria:parola di athos
giovedì, 21 settembre 2006

TEST

(Odio i test di ingresso. Ma devono essere uguali in tutto il comprensorio e mi vengono forniti da un collega mai visto ma solo sentito al telefono, uno dalla voce sexy e dalla calligrafia incomprensibile.)
Esercizio idiota: da una parte ci sono i verbi che indicano i versi degli animali, dall'altra i nomi degli animali. Tipo: pecora-belare, tanto per capirsi.

Alunno1:  Prof, posso chiedere una cosa? Cosa vuol dire gufolare?
Alunno 2: E' il verso del gufo, scemo!

Un genio, un genio...

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giovedì, 21 settembre 2006

COLLEGHI

I Colleghi. I colleghi di corso, i colleghi insegnanti. Ossia quella di Mate, quella di Inglese, quello di Tecnica....Ebbene, li ho conosciuti. Era inevitabile. Il parto della mente malata che ha pensato alla riforma scolastica ha infarcito il mio orario di compresenze: cioè io busso alla porta di una classe che non è la mia, e scopro che in quell'ora magari siamo in tre. Un prof legittimo, che magari vorrebbe spiegare, e due "di supporto".
Primo: per quanto riguarda tecnica o matematica, io sono di supporto come un menhir, a stento saprei squadrare il foglio.
Secondo: nelle mie ore mi danno fastidio tutti i colleghi. Quindi se volete stare a sentire fate pure, altrimenti tutti fuori dalle balle. Certe volte, però, tocca star lì: mi sono cuccata una fantastica lezione di italiano in I, tenuta da una collega che dice "possibbole, impossibbole e inammissibbole". Questo spiega perchè in II hanno poco chiaro l'uso delle doppie. Oggi invece ho cuccato l'ora di tecnica. Era la prima volta che lo incontravo, ma ho visto avanzare nel corridoio un signore pingue che esibiva una impeccabile maglia a righe orizzontali piuttosto larghe: ha impiegato un'ora a tentare con pazienza di far temperare le matite a quegli unidici scapestrati, e sulla definizione di retta parallela fornitagli dalla classe è stato eroico a non lanciare righelli e squadrette: "eh, prof, è quando due righe vanno dalla stessa parte". Il rigomagliuto ha poi tentato di coinvolgermi in un torbido giro di passaggi in macchina organizzati secondo calcoli cabalistici dal collega di sostegno, ma io ho declinato, ho declamato le virtù dei pullman e dei mezzi pubblici in generale e sono fuggita lontano dal suo adipe. Per scontrare quello posteriore della collega di inglese, una che secondo me, per farsi quel trucco da Amneris atto II, si alza non più tardi delle 4 ogni mattina. Sorvolo sul collega di sostegno, che mi pareva una faccia nota, ed infatti è uno dei bagnini che quest'estate mi porgevano la sdraia in piscina. Lui ha finto di non conoscermi, poi si è reso conto che non avrei divulgato la storia nè l'avrei chiamato bagnino in pubblico, ed ora ci salutiamo elegantemente arrivando anche a prestarci penne per firmare il registro.

In classe tutto bene. Secondo qualcuno il capoluogo del Piemonte è Milano, l'unico a fare giusto il test di geografia è il russo-australiano, una bimba piange perchè ha preso insufficiente avendo scambiato la Fenicia con la Francia, e aquila si scrive col cq ormai a furor di popolo. Però nelle ore di inglese vengono a chiedermi "prof, posso stare con lei?", e io, che sotto al tutone giallo da Kill Bill ho un cuore, mi sciolgo come un cornetto algida.

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lunedì, 18 settembre 2006

9 LUGLIO -Ricordi d'estate

9 luglio 2006, ore 3 di notte.
L'Italia è Campione del Mondo da poche ore, fa un caldo indimenticabile, la città è tutta un carosello, ma verso quell'ora, nel mio quartiere gli animi si placano.
Sto dormendo, sognando forse.
Splosch.
Come sarebbe a dire "splosch"?
Mica abito al mare!
Mi alzo, rotolo verso la finestra, torno indietro al comodino, prendo gli occhiali, guardo fuori: splosch!
Tre o quattro idioti si stanno tuffando in piscina, dove sono penetrati abusivamente per festeggiare la coppa del mondo. La piscina che frequento io. Nonostante il torpore, il caldo, l'estasi calcistica e Athos che mi chiede "cosa fai?" riesco a mettere insieme il seguente ragionamento: "Se uno di questi cretini è ubriaco e inciampa nel bordo, magari si spacca la testa, che per l'umanità non è gran danno, ma qui vien fuori un casino, indagano sull'impianto, che è pure vecchiotto; poi magari salta fuori che non è a norma di qualche vaccata europea, mi chiudono la piscina e io quest'estate dove vado?"
"Athos, chiamo la polizia".
"Fai pure".
"Polizia, mi dica?"
"Buonasera, o meglio, buonanotte. Ci sono tre o quattro idioti che si stanno tuffando nella piscina comunale, a mio parere fuori dall'orario consentito".
"Mandiamo subito qualcuno, intanto mi fornisca le generalità".
Immaginando Mimì Augello, di turno nella notte dei mondiali, all'altro capo del filo, rispondo e poi, ormai sveglia, mi metto alla finestra.
Dopo due minuti arriva una volante, con più luci accese di un albero di Natale, in modo da annunciarsi meglio e permettere ai pirla di scappare. Arrestare per balneazione molesta qualcuno nella Notte Magica, evidentemente, è troppa fatica. Ma a me non importa: nessuno è affogato, e la piscina è rimasta aperta fino a due settimane fa.
Ora è stracolma di limacciosa acqua piovana.
Ricordi d'estate.

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categoria:ho visto cose
sabato, 16 settembre 2006

La settimana prossima mi tocca il
LABORATORIO DI DRAMMATIZZAZIONE
Spero che il nome alluda più che altro al drammatico livello di preparazione dei partecipanti. Comunque, la domanda è: come faccio a insegnar loro a recitare, se a stento sanno leggere?
Mi sa che segnerò il ritorno della commedia dell'arte.
Comunque, se qualcuno ha suggerimenti su testi teatrali comprensibili per i miei adorabili orsacchiotti dodicenni mi lasci un commento, perchè navigo in mare alto.

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