martedì, 31 gennaio 2006

COWBOYS E CUGINI

Certo che gli americani sono gente strana. In questo periodo, quel limbo cinematografico che va dalla consegna dei Golden Globes alla decisione dell'Academy Awards, i giornali di tutto il mondo iniziano a trifolarci il cervello con il toto-statuetta. Le americanate di quest'anno sembrano puntare tutte sul polpettone western romantico "I segreti di Brokeback Mountain".
Western perchè ci sono i cowboys, romantico perchè i mandriani in questione si innamorano.
L'uno dell'altro.
(Che poi comunque, già il nome della montagna del film è un po' evocativo, non trovate anche voi?)
Ora, io non sono una neanche poi tanto bacchettona: adoro vestire Dolce & Gabbana e rido alle disavventure di Will e Grace, mi metto a ballare se sento i Village People e ho visto i film di Rock Hudson. Quindi la sceneggiatura dei due rancheri innamorati tutto sommato non mi scandalizza così tanto. Avremo anche sfatato l'ultimo luogo comune del machismo, ma francamente non è una roba così inaspettata: a vedere i vecchi film western, la cosa più evidente era la palese assenza di personaggi femminili, tutt'al più Natalie Wood rapita dagli indiani o la bonazza del Saloon di turno che si dimena dietro al bancone.
Quello che mi chiedo è perchè dobbiamo montare tutto 'sto barnum mediatico su un drammone al maschile, e poi, in quel kolossal multimiliardario che poteva diventare Troy, con un cast da bava alla bocca, e uno sceneggiatore di nome Omero che francamente è piuttosto bravino, dobbiamo inventarci che Patroclo è il CUGINO di Achille?
Il cugino? Cioè, se i cowboy sono gay va bene, ma gli eroi omerici no?
O è Brad Pitt che non voleva minare la sua immagine di macho man? Ma per favore, stiamocene tutti a casa con un libro, e diamo l'Oscar allo scoiattolo dell'Era Glaciale.

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giovedì, 26 gennaio 2006

LA CROCCHETTA DI SAPONE

Sono sempre stata una gran sostenitrice della cultura umanistica, ma ieri ho avuto la netta sensazione che un paio di nozioni scientifiche in più mi risparmierebbero sicuramente certi numeri da circo. Ieri mattina, sistemando la stanza da bagno, mi sono imbattuta in due residui di saponette: inguardabili e ormai impresentabili, sembravano due ossi di seppia erosi dal mare. La mia luminosa mente ha perciò pensato: le fondo insieme per ottenere una saponetta un po' più grande in grado d'essere utilizzata ancora qualche volta, anche soltanto in cucina per sciacquare le mani. Stavo riflettendo se far sciogliere e solidificare i due residui in un padellino o in chissà che altro modo, quando la mia mente si illumina, e mi dico: perchè non metterle in una coppetta e scioglierle col microonde? questione di pochi secondi, e il gioco è fatto.
Si, magari! Provate voi a mettere una saponetta nel microonde! Si è gonfiata come una crocchetta di riso, ha assunto le dimensioni di una palla da tennis grassa e dopo qualche attimo è diventata come una palla di gelato fritto, di quelli che ti danno al ristrorante cinese. Stupita la estraggo, mi rendo conto che è bollente, e con un'abile mossa da giocoliere la scaravento nel lavandino, dove l'acqua calda provvede a disintegrarla. Nonostante un iniziale odore di sapone persistente e a tratti soffocante, la prova del misfatto è scomparsa.
Peccato: a ripensarci potevo conservare e scagliare la crocchetta di sapone sulla testa del tizio che getta le bottiglie di vetro nottetempo.

(Se non sta ridendo troppo della mia dabbenaggine, invito Maredidirac, che stimo moltissimo e che ha alle spalle studi scientifici, a spiegarmi che diavolo ho combinato: così questo post potrebbe diventare un po' meno scemo e un po' più divulgativo).

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martedì, 24 gennaio 2006

IL SERPENTE E IL CRICETO

Ci sono a volte notizie rassicuranti. Allo zoo di Tokyo un serpente di un metro e venti, chiamato Aochan, ultimamente dimostrava inappetenza e scarso entusiasmo nei confronti degli insipidi topolini surgelati che gli venivano propinati per pranzo. La versione rettilaria dei quattro salti in padella evidentemente non è poi così gustosa, così s'è pensato di infilare nella gabbia del biscione un criceto nano a mo' di merenda, vivo ovviamente, e poi di vedere di nascosto l'effetto che fa.
Invece che avventarsi sul pasto pelosetto, però, Aochan ha dimostrato un interesse più sociale. L'ha guardato, gli ha girato un po' intorno, poi ha deciso che il compagno di rettilario gli era simpatico. Chissà, forse il criceto parla il serpentese. Comunque il rettile non l'ha mangiato, e ha ripreso la sua dieta a base di topolini.
Adesso Gohan, il cricetino, girella nela sua nuova casetta, schiaccia pisolini tra le spire del serpente, insomma gli fa compagnia. Aochan, un po' per la cattività, un po' per indole ha fatto una scelta: quella di non essere solo, quella di avere qualcuno sempre intorno, quella di mangiare i surgelati che tanto son già morti e tenersi l'unico amico vivo.
E' diventato uno zoòn politikòn, un animale sociale: peccato fosse la definizione che Aristotele dava degli uomini.
Il che fa pensare che molto spesso gli animali sono meglio di noi.

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martedì, 17 gennaio 2006

Chiamata in causa da qualche e-mail e da un blog, mi sottopongo anch'io a questa seduta psicanalitica che prevede di esternare...

CINQUE MIE STRANE ABITUDINI

1) Detesto alzarmi di notte. Cerco di chiudere gli occhi più forte concentrandomi sul fatto che forse non ho davvero bisogno di alzarmi. Il training autogeno non è il mio forte e così alla fine decido di alzarmi. Lo faccio con un unico gesto, sicuro e imperioso, dopo aver contato fino a 3. Uno, due....tre! Wosccch! Il piumone si scoperchia e io balzo giù dal materasso, poi corro a velocità ipersonica sino alla meta prescelta, quindi, con pari velocità, mi rilancio nel letto e mi ricopro con il piumone che nel frattempo aveva travolto un Athos un po' scosso dai miei movimenti tellurici. Siamo sposati da più di un anno e ancora non si è abituato...

2) Non riesco ad andare a letto o a uscire se ho la cucina in subbuglio, soprattutto i fornelli, che pulisco in modo compulsivo anche alle tre di notte. Quando spengo la luce il piano cottura deve risplendere, e il tavolo deve essere già apparecchiato per la colazione.

3) Indosso soltanto gonne, di ogni foggia e lunghezza, in tutte le stagioni. Per dormire ho la camicia da notte, perchè il pigiama prevede i pantaloni. Anche quando nevica, anche adesso col gelo: piuttosto un bel collant coprente, e gli stivali, ma mai i pantaloni (posseggo solo un paio di jeans per le emergenze). Credo di essere l'unica persona al mondo a cui danno fisicamente fastidio mentre mi muovo.

4) Quando sono al cinema, a teatro, o in un posto qualunque dove sto dalla parte del pubblico, sto seduta composta e taccio, senza mangiare, tossire, ingoiare pop-corn, appestare il mondo coll'odore del burro, tamburellare le dita, battere il tempo col piede, o scartare caramelle. Tutt'al più attacco rissa col mio vicino che fa tutte queste cose contemporaneamente.

5) Mi perdo. Per quanto io mi impegni, ho l'abitudine di non fare caso alle strade, di cui ignoro la maggior parte dei nomi, col risultato di perdermi se sono da sola, o di non saper riferire che strada ho fatto se sono trasportata. Non so in che ordine sono i paesi qui vicino, e se non fosse per i cartelli credo che andrei in giro sbriciolando tozzi di pane o srotolando gomitoli. Questo spiega anche perchè io non guido, salvo casi di necessità superiore.

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martedì, 17 gennaio 2006

Perchè Harry Potter non deve morire


Se non avete ancora letto il sesto volume della saga potteriana, questo post non fa per voi.
Ora che è uscito anche da noi, non sapete che sollievo sia poterne finalmente parlare: dopo averlo letto quest'estate in inglese mi sono ritrovata a tacere con amici e conoscenti che solo al vedermi si tappavano le orecchie. Adesso che la storia è arrivata al penultimo atto, iniziano a girare insistenti voci sulla prossima dipartita del nostro occhialuto maghetto.
La Rowling è una che con la penna ci sa fare parecchio, quindi non scartiamo nessuna sorpresa o colpo di scena: però qualche riserva sulla morte di Harry io l'avanzo.
Primo: Harry è l'orfanello inglese. E la sua autrice è una che insegnava letteratura inglese. Cosa vi fa venire in mente uno scrittore inglese che parla di un orfanello? Dickens. Harry viene da lì, in fondo, Harry è "l'orfano che ce la fa". Siamo tutti qui a seguirne le gesta come si faceva un tempo con la piccola Dorrit (e già all'epoca si vociferava sulla morte della protagonista, poi smentita dal libro, quindi non è che 'sto trucco sia nuovissimo). Per carità, la storia della letteratura insegna che non tutti gli eroi un po' sfigati alla fine ce la fanno (mi viene in mente Nell che ha fatto versare fiumi di lacrime, ma insomma era un bel po' più sfigata di Harry), ma il maghetto è maschio (statisticamente le possibilità sono già maggiori, spesso si immolano le fanciulle) e abbastanza sveglio, oltre che oggettivamente fortunato quindi io qualche chance gliela darei.
Nè starei troppo a lambiccarmi sulla profezia che li vuole o entrambi vivi o entrambi morti, della serie: muoio ma tu muori con me. Troppe volte nel corso del romanzo sono saltate fuori gabole dell'ultimo minuto per salvare la situazione. Un mio amico molto saggio ha proposto che l'ultimo Horcrux sia Harry stesso, destinato ad essere distrutto per distruggere Voldemort: sarebbe una soluzione fascinosa, ma creerebbe altri problemi.
Poi c'è Dumbledore. E Snape. (Silente e Piton per noi italici). Il preside tragicamente scomparso ricorda pericolosamente Gandalf, che non si era fatto problemi a risorgere nel Signore degli Anelli, quindi non scarterei una soluzione di questo tipo (un po' "telefonata", forse, ma plausibile). Dumbledore non sbaglia mai, di Dumbledore bisogna fidarsi: viene il sospetto che tutto sia stato predisposto, che Snape non sia cattivo come sembra (Dumbledore che si è sbagliato per così tanti anni? se fosse così il personaggio sarebbe riuscito a metà, perderebbe di autorevolezza).
No, Harry ce la farà: è un fantasy, ma è anche un romanzo di formazione e Harry deve diventare uomo, sconfiggere il cattivo e i fantasmi del passato. Non avrebbe avuto senso tutto 'sto ambaradan per avere un martire che si sacrifica.
L'ha già fatta Lily, sua madre, la martire. La vendetta di Harry è esser vivo.
A meno che la Rowling tema che qualcuno, magari tra anni, forse un nipote indebitato che si è giocato alle corse i diritti d'autore, riapra la saga e scriva un sequel per far soldi: in tal caso, muoia sansone e tutti i filistei.
Ma non è uccidendo Harry che risolverà il problema: un nipote davvero molto indebitato non avrà scrupoli a farlo risorgere, o a scrivere un prequel.
Le vie del danaro sono infinite.

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venerdì, 13 gennaio 2006

PUBBLICITA'

"Se è importante per te, è importante per noi".
Un par di ciufoli, aggiungo io.
Questa zuccherosa frase da cioccolatino è il nuovo slogan per ricordare ai cari teleabbonati di pagare il canone a mamma rai. Odiata incombenza, specie visto che oramai anche le tre mamme di tutte le reti pullulano di pubblicità, di isole dei penosi, di cucuzza e di carrambate, e di altre schifezzuole più o meno correlate. Ma uno si rassegna: anche quelli che dicono di non avere la tivù in casa per fare gli intellettuali ormai finiscono per passare la serata davanti a qualche scemeggiato. Quello che secca è quando ti pigliano in giro. Qualche sera fa, per esemio: sulla rete ammiraglia trasmettevano "Chicago". Bel musical hollywoodiano con statuette al merito, musica trascinante, buon cast, ovvero tutte le premesse per una spalmata sul divano come si deve. 
Già visto al cinema, per carità, ma comunque mi sono messa a seguirlo (in un'altra vita mi sono pure esibita con tanto di jazz band in un paio delle canzoni che il film comprende, e le riascoltavo con piacere). Ora, per quei dirigenti rai che non lo sapessero, il musical è un genere di film dove un po' si parla e un po' si canta. Si cantano canzoni, spesso accompagnate da relativo balletto. Arriviamo al "Cell block tango", cinico ballo con una morale al vetriolo che spiega come gli uomini siano infingardi e traditori, quando a metà canzone, con la Zeta-Jones che zampetta gambe all'aria - Zack! Pubblicità. Come pubblicità? in mezzo al brano musicale? Quasi non ci credo, poi giro sospettosa su canale 5 e scopro che la pubblicità era appena partita anche lì. Ma bravi: mandiamo in onda le pubblicità in contemporanea per fidelizzare il telespettatore! ma che bella idea! E chissenefrega se siamo a metà di una canzone, se il film è alla sua scena madre, se Rossella sta chiedendo a Clarke Gable come farà! bisogna aspettare la pubblicità dei telefonini per sentirlo rispondere "Francamente me ne infischio". Così ho spento.
Francamente, me ne infischio anch'io.

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giovedì, 12 gennaio 2006

LA BOTTIGLIA CHE FA SDREEEENNG

Io sono favorevole alla raccolta differenziata. Non che mi costi molta fatica, visto che ho i bidoni davanti a casa, comunque sono una di quelle personcine coscienziose che separa carta, plastica, che toglie le etichette dai barattoli di vetro prima di gettarli, e robe così.
Però vorrei sapere chi diamine è quel pirla che alle cinque del mattino, tutte le maledettissime mattine, va a buttare UNA sola, pulciosa, piccola bottiglia. Capisco di più uno che ne getti dieci: che ne so, magari solo a quell'ora passa davanti alla campana verde (vita sociale triste, ma pazienza) e non ne può più di tenersi 'ste dieci bottiglie vuote in salotto.
Ma una?
tutte le mattine?
Giusto per svegliarmi, rompere i cabasisi, non lasciarmi più addormentare fino alle 6.25? Mi sono immaginata la triste vita di quest'uomo (perchè è un uomo, si sente da come getta con rabbia la bottiglia). Secondo me vive da solo, e ha un cane. Tutte le mattine alle cinque, scende in strada per portare a spasso il cane e getta la bottiglia della birretta che si è scolato in solitudine la sera precedente.
Oppure è sposato, vive in un affollato appartamento con la moglie, tre figlie femmine di 14, 16 e 18 anni ed una suocera rompiballe che prende sonno solo
verso mattina e così lui, bastardo dentro, scende alle cinque a gettare l'immondizia e scaglia quella bottiglietta sperando di svegliarla. Oppure è un povero tapino con una moglie impossibile, lui alle cinque si alza di soppiatto e con la scusa di gettare la bottiglia si fa un giretto intorno all'isolato prima di affrontare un'altra giornata con l'arpia.
Oppure è solo e soltanto uno scassamaroni: la terra, si sa, ne è piena. Comunque sia: io, dalla finestra del bagno, volendo, potrei appostarmi e vederlo.
Se lo fa ancora, invece che appostarmi da sola, invito a casa  un tiratore scelto.

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lunedì, 09 gennaio 2006

IL NATALE QUANDO ARRIVA ARRIVA

Rieccoci. Che la bagarre natalizia sia finita ce lo dicono molte cose: gli addobbi vengono ritirati, i panettoni costano niente e la home page di Msn ieri sera proponeva la ricetta della torta pasqualina. Giusto per portarsi avanti col lavoro.
Non conosco nessuno che non abbia detto: "da lunedì 9 mi metto a dieta". Io non faccio eccezione, e per essere una che ha iniziato quasi quattro ore fa,
direi che per il momento resisto. Devo smaltire il barolo che mi ha portato la befana (che lavora solo il 6 gennaio e passa il resto dell'anno all'anonima alcolisti), degnamente accompagnato dal brasato, devo smaltire i pranzi dalla mamma che ha sempre paura, come tutte le mamme, che la pargoletta deperisca, ma soprattutto devo ancora digerire il pranzo di Natale. Avvalendomi della competente collaborazione di Athos, che ha promesso di non mettere più i vasetti di tomini dentro la panna cotta, quest'anno mi sono prodotta in spadellamenti assortiti. Innanzi tutto abbiamo dato fondo a tutte le cibarie messe sottovuoto che avevamo portato dal Chianti-shire. Gli altri tornano carichi di palle di neve con dentro la torre di Pisa, noi sembravamo Totò e Peppino: avevamo in macchina confezioni intere di Pici, Lingue di Suocera, Cantuccini, una Finocchiona intera e una forma di Cacio Toscano, più qualche altra bagatella sughettosa che abbiamo infilato negli anfratti dei sedili.
Ho iniziato a cucinare il 24 mattina, giusto per avere il tempo di fare con calma le cose più lunghe, pulire le verdure, tirar fuori il servizio e robe così. Poi mi sono fiondata a congelarmi le ossa in una chiesa, dove ho rantolato la Messa della Vigilia mentre le vecchiette cantavano la stessa cosa in un'altra tonalità e due battute più avanti. Saluti, baci e abbracci fino a sera, quando ho ingurgitato un thermos di caffè per restare sveglia fino alle 23: mi aspettavano la
solenne investitura (ebbene sì, sono diventata Consorella di un'Arciconfraternita) e poi la Messa di Mezzanotte. I riti in quella chiesa sono sempre un'esperienza: il sacerdote si diletta a "caricare" il turibolo con tutto l'incenso possibile, con l'effetto di una spessa, impenetrabile e irrespirabile cortina di fumo che impedisce di vedere, di sapere dove sono i gradini e rende i canti già di per sè agghiaccianti, anche tossicchianti e fumulenti. Per fortuna il valido supporto di Donna Serexia, mia storica compagna di sventure in questi frangenti, mi ha permesso di portare a termine la serata: noi due eravamo appollaiate sulla balconata dell'organo a cantare, tossire e cercare di capire che diavolo stesse facendo il sacerdote, che naturalmente celebrava in latino. Ora, il latino di Cicerone è una cosa, quello di un prete perso tra i fumi dell'incenso, alcuni metri sotto di te, che mastica parole di cui al massimo si capta un "uius" o un "orum" non è proprio comprensibilissimo. Sono cose belle. Il mattino dopo, comunque, suona la sveglia puntata nonostante si fosse fatto tardi la sera avanti, e via in cucina. Ne è uscito il seguente menu, che in questi giorni di ristrettezze gastronomiche, rileggo con nostalgia, pensando al Natale ahimè, passato. Fortuna che tra una dozzina di mesi torna.

Aperitivo della casa

ï‚— Quadrifoglio di verdurine sottolio
ï‚— Praline dorate
ï‚— Cuoricini di pizzette alle erbe fini
ï‚— Tartine ai sapori del baltico
ï‚— Stuzzichini del cacciatore con paté di cervo al cognac
ï‚— Carne cruda alla Piemontese
ï‚— Crostini di pane alle noci con lardo e miele
ï‚— Cotechino della Fortuna con purea
ï‚— Perle di robiola e grana con gocce di miele di Tarassaco su letto d’arancia
ï‚— Salame d’la duja
ï‚— Finocchiona Toscana
ï‚— Fagottini al Castelmagno gratinati
ï‚— Tomini al tartufo
ï‚— Vol au vent con Gorgonzola, mascarpone e gherigli di noci

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ï‚– Lasagne al forno

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ï‚– Arrosto della Mamma con carotine glassate agli aromi
ï‚– Cacio di Pienza

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ï‚– Frutta di stagione
ï‚– Carpaccio d’ananas al naturale
ï‚– Panettone con panna
ï‚– Caffè e assortimento di pusacafè della casa

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Vini
ï‚– Vermentino di Gallura
ï‚– Sylvaner della Valle Isarco
ï‚– Barmet rouge du Valleé d’Aoste
ï‚– Rossese del Ponente Ligure
ï‚– Barbera d’Asti superiore
ï‚– Brachetto d’Acqui
ï‚– Rotari Trentino metodo classico

Ai vini ovviamente ha pensato Athos. Ammetterete che vedere un uomo armeggiare con cavatappi da
sommelier, termometri da vino e bicchieri da degustazione ha un suo innegabile fascino.

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giovedì, 05 gennaio 2006

LA CARTELLA DESAPARECIDA

Signore e signori, buon anno. Temo che per vedere questo blog aggiornato dovremo attendere tutti qualche giorno ancora. Il ferraglione informatico da cui vi scrivo, perla della tecnologia billgatesiana, il giorno 27 dicembre dell'Anno del Signore appena trascorso ha deciso di accendersi e di mostrarci quanto fosse bella la cartella Documenti VUOTA. Niente, nada, tutto ciò che lì era stipato non esiste più. Le cose importanti, obviously. 
Non sappiamo ancora se si tratti di una magia del mago Oronzo, se sia l'effetto trasparenze "vedo non vedo" (in questo caso, noi non vediamo), o che diavolo sia capitato: D'Artagnan è prontamente accorso in nostro aiuto, lui ed Athos si sono rinchiusi in una sala del castello per tentare un esorcismo, al grido di Extra Omnes ("Omnes" sarei io), ed hanno provato non so bene se di intubarlo o di fargli una defribillazione. Niente.
D'Artagnan ha anche ipotizzato un virus chiamato Moglie 1.0, facendo in modo che Athos mi guardasse come Alfredo ha guardato Violetta quando l'ha sgamata al ballo. Io sono innocente: i miei spadellamenti pre e post natalizi mi scagionano: non ho toccato tasto dal giorno 23. In attesa che io rimetta in sesto le mie povere carabattole informatiche, auguro a tutti voi, miei 25 lettori, un anno di gran classe.

postato da: Milady-de-Winter alle ore 17:58 | Permalink | commenti (4)
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