IL NATALE QUANDO ARRIVA ARRIVA
Rieccoci. Che la bagarre natalizia sia finita ce lo dicono molte cose: gli addobbi vengono ritirati, i panettoni costano niente e la home page di Msn ieri sera proponeva la ricetta della torta pasqualina. Giusto per portarsi avanti col lavoro.
Non conosco nessuno che non abbia detto: "da lunedì 9 mi metto a dieta". Io non faccio eccezione, e per essere una che ha iniziato quasi quattro ore fa,
direi che per il momento resisto. Devo smaltire il barolo che mi ha portato la befana (che lavora solo il 6 gennaio e passa il resto dell'anno all'anonima alcolisti), degnamente accompagnato dal brasato, devo smaltire i pranzi dalla mamma che ha sempre paura, come tutte le mamme, che la pargoletta deperisca, ma soprattutto devo ancora digerire il pranzo di Natale. Avvalendomi della competente collaborazione di Athos, che ha promesso di non mettere più i vasetti di tomini dentro la panna cotta, quest'anno mi sono prodotta in spadellamenti assortiti. Innanzi tutto abbiamo dato fondo a tutte le cibarie messe sottovuoto che avevamo portato dal Chianti-shire. Gli altri tornano carichi di palle di neve con dentro la torre di Pisa, noi sembravamo Totò e Peppino: avevamo in macchina confezioni intere di Pici, Lingue di Suocera, Cantuccini, una Finocchiona intera e una forma di Cacio Toscano, più qualche altra bagatella sughettosa che abbiamo infilato negli anfratti dei sedili.
Ho iniziato a cucinare il 24 mattina, giusto per avere il tempo di fare con calma le cose più lunghe, pulire le verdure, tirar fuori il servizio e robe così. Poi mi sono fiondata a congelarmi le ossa in una chiesa, dove ho rantolato la Messa della Vigilia mentre le vecchiette cantavano la stessa cosa in un'altra tonalità e due battute più avanti. Saluti, baci e abbracci fino a sera, quando ho ingurgitato un thermos di caffè per restare sveglia fino alle 23: mi aspettavano la
solenne investitura (ebbene sì, sono diventata Consorella di un'Arciconfraternita) e poi la Messa di Mezzanotte. I riti in quella chiesa sono sempre un'esperienza: il sacerdote si diletta a "caricare" il turibolo con tutto l'incenso possibile, con l'effetto di una spessa, impenetrabile e irrespirabile cortina di fumo che impedisce di vedere, di sapere dove sono i gradini e rende i canti già di per sè agghiaccianti, anche tossicchianti e fumulenti. Per fortuna il valido supporto di Donna Serexia, mia storica compagna di sventure in questi frangenti, mi ha permesso di portare a termine la serata: noi due eravamo appollaiate sulla balconata dell'organo a cantare, tossire e cercare di capire che diavolo stesse facendo il sacerdote, che naturalmente celebrava in latino. Ora, il latino di Cicerone è una cosa, quello di un prete perso tra i fumi dell'incenso, alcuni metri sotto di te, che mastica parole di cui al massimo si capta un "uius" o un "orum" non è proprio comprensibilissimo. Sono cose belle. Il mattino dopo, comunque, suona la sveglia puntata nonostante si fosse fatto tardi la sera avanti, e via in cucina. Ne è uscito il seguente menu, che in questi giorni di ristrettezze gastronomiche, rileggo con nostalgia, pensando al Natale ahimè, passato. Fortuna che tra una dozzina di mesi torna.
Aperitivo della casa
ï‚— Quadrifoglio di verdurine sottolio
ï‚— Praline dorate
ï‚— Cuoricini di pizzette alle erbe fini
ï‚— Tartine ai sapori del baltico
ï‚— Stuzzichini del cacciatore con paté di cervo al cognac
ï‚— Carne cruda alla Piemontese
ï‚— Crostini di pane alle noci con lardo e miele
ï‚— Cotechino della Fortuna con purea
ï‚— Perle di robiola e grana con gocce di miele di Tarassaco su letto d’arancia
ï‚— Salame d’la duja
ï‚— Finocchiona Toscana
ï‚— Fagottini al Castelmagno gratinati
ï‚— Tomini al tartufo
ï‚— Vol au vent con Gorgonzola, mascarpone e gherigli di noci
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ï‚– Lasagne al forno
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ï‚– Arrosto della Mamma con carotine glassate agli aromi
ï‚– Cacio di Pienza
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ï‚– Frutta di stagione
ï‚– Carpaccio d’ananas al naturale
ï‚– Panettone con panna
ï‚– Caffè e assortimento di pusacafè della casa
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Vini
ï‚– Vermentino di Gallura
ï‚– Sylvaner della Valle Isarco
ï‚– Barmet rouge du Valleé d’Aoste
ï‚– Rossese del Ponente Ligure
ï‚– Barbera d’Asti superiore
ï‚– Brachetto d’Acqui
ï‚– Rotari Trentino metodo classico
Ai vini ovviamente ha pensato Athos. Ammetterete che vedere un uomo armeggiare con cavatappi da
sommelier, termometri da vino e bicchieri da degustazione ha un suo innegabile fascino.