E QVESTI CHI SONO?
Mio marito Athos è orgoglioso membro, o meglio Segretario, di un'Arciconfraternita cittadina che si porta sulle spalle cinque secoli di storia. La sede è una splendida chiesa barocca, gioiello nascosto della nostra città che un'unghia del denaro di un qualunque piersilvio potrebbe riportare agli antichi splendori: ora è nelle mani di pochi ardimentosi che con coraggio ne preservano il valore artistico e religioso.
Va anche detto che l'abito "regolamentare" di tali confratelli prevede il classico tunicone scuro con tanto di mantellina di velluto rosso cupo orlata d'oro e di un inquietante cappuccio, croce del nostro vescovo che, incurante delle tradizioni e del valore religioso del copricapo, ogni anni architetta nuovi modi per impedir loro di porlarlo.
Qualche anno fa, ed era il lontano 1996, l'arcivescovo di allora, oggi uno dei 114 elettori, accolse un ospite d'onore, un cardinale straniero venuto in visita alla nostra città, un uomo di Cultura e di Fede. Il nostro vescovo era scortato da tre confratelli d'eccezione: mio marito Athos, l'opulento Porthos e il nostro immancabilmente spettinato Aramis, confratelli storici, amici da sempre come i moschettieri a cui li assimilo, assidui frequentatori della vita sociale cittadina. I magnifici tre presenziarono al concerto in onore del cardinale, paludati di tutto punto come il loro abito impone, e quindi scortarono, conversando amabilmente, il loro vescovo e l'ospite d'onore sino al palazzo del seminario.
Lì, tra il divertimento e lo stupore nel vedere questi tre individui dall'aria antica aggirarsi con discrezione, il cardinale apostrofò garbatamente il vescovo cittadino, chiedendo: "E qvesti chi sono? Gvardie perzonali di fescofo?".
Quel cardinale si chiamava Joseph Ratzinger.
(Questo mi insegna due cose: che Benedetto XVI ha il senso dell'umorismo e che Athos, Porthos e Aramis riescono a farsi riconoscere ovunque).








