SUI CONCORSI PUBBLICI
Ho fatto un concorso pubblico. Indipendentemente dall'esito, che temo disastroso anche in virtù delle folle oceaniche presentatisi, l'uzzolo di fare un paio di considerazioni mi viene. Innanzitutto, li chiamano concorsi pubblici perchè chi ci va è il pubblico. Tutto.
Ho rivisto gente che non salutavo dai brufolosi tempi del liceo, ho incrociato gli sguardi di ex compagni di università, ho riconosciuto persone che incontro a far la spesa, o dietro qualche bancone. C'era di tutto. Neolaureati di belle speranze (molto pochi) e tantissimi ultra laureati ormai pronti al concorso come ai risultati del superenalotto. Li riconosci perchè è gente che non ripassa neanche più: si mettono lì vicino al termosifone in attesa che aprano l'aula e vanno avanti col romanzo portato da casa.
Ma poi c'è tutta una variegata umanità. Ci sono gli over cinquanta, che ormai fanno qualunque concorso e sanno scrivere di qualunque cosa. Poi ci sono anche gli isterici da ripasso dell'ultim'ora: si creano un capannello e si spaventano a vicenda intimando "ma tu il paragrafo 3.2.7 l'hai studiato?".
E c'è anche una bella sfilza di idioti, ammettiamolo pure. Al momento dell'appello, infinito, tutti dentro: "sedetevi uno si e uno no per non copiare". Va bene, signora maestra. Quella vicino a me scrive il suo nome sul modulo in maniera geroglifica: non potrei copiare da lei neanche con la bat-vista e un corso di paleografia caricatomi in testa.
Poi ci son quelli che iniziano a tirar fuori le salmerie....no, dico, la prova dura un'ora. Fa niente, loro vanno in bagno, poi si rimettono al posto ed estraggono l'acqua, i crackers, due kinder bueno e qualcuno un arancio. Ma possibile che uno non sappia stare un'ora senza nutrirsi in qualche modo? Pare di no.
"Aprite le buste e non scrivete il vostro nome sul foglio!".....troppo tardi.
"Scusi, posso avere un altro foglio, chè su questo ho scritto il nome?".
"Scusi, posso usarne uno per la brutta?".
"Scusi, ma su quello di brutta devo scrivere sopra brutta?". Fosse per me, 'sta gente non meriterebbe manco di cominciarlo, lo scritto.
Ci dettano il titolo. Segue mugolio di dolore all'udir le domande. Poi quello avanti a me inizia intrepido e scrive: "Svolgimento". Smetto di guardare sul suo foglio per non scoppiare a ridere e mi concentro sulle mie risposte.
"Scusi" chiede una timida biondina "i compiti corretti quando ce li ridate?". I compiti corretti? Gioia, il compito è la prova di un concorso e comunque non te la correggono, ti dicono solo, quando par bello a loro, se ti hanno segata o meno. Torniamo alle domande.
"Scusi, posso andare in bagno, guardi, è urgente". Ma perbacco, neanche tenere la pipì per un'ora?! Anche questa, fosse stato per me, poteva essere espulsa immediatamente. Però ha detto che era urgente, che vuoi fare, lasciarle allagare l'aula del concorso?
Alla fine, alla spicciolata, consegniamo le buste.
"Scusi, ma sulla busta devo scrivere il mio nome sopra?". No, deve rimanere anonimo, appongono loro il numero corrispondente a te. "Oh, ma io ho messo il mio nome dappertutto!?".
"L'hai fatto perchè sei un'egocentrica megalomane o perchè vuoi farti escludere?" le chiedo, stremata. "Mah" dice lei "non lo so".
Odio i concorsi pubblici.








