giovedì, 31 marzo 2005

SUI CONCORSI PUBBLICI

Ho fatto un concorso pubblico. Indipendentemente dall'esito, che temo disastroso anche in virtù delle folle oceaniche presentatisi, l'uzzolo di fare un paio di considerazioni mi viene. Innanzitutto, li chiamano concorsi pubblici perchè chi ci va è il pubblico. Tutto.
Ho rivisto gente che non salutavo dai brufolosi tempi del liceo, ho incrociato gli sguardi di ex compagni di università, ho riconosciuto persone che incontro a far la spesa, o dietro qualche bancone. C'era di tutto. Neolaureati di belle speranze (molto pochi) e tantissimi ultra laureati ormai pronti al concorso come ai risultati del superenalotto. Li riconosci perchè è gente che non ripassa neanche più: si mettono lì vicino al termosifone in attesa che aprano l'aula e vanno avanti col romanzo portato da casa.
Ma poi c'è tutta una variegata umanità. Ci sono gli over cinquanta, che ormai fanno qualunque concorso e sanno scrivere di qualunque cosa. Poi ci sono anche gli isterici da ripasso dell'ultim'ora: si creano un capannello e si spaventano a vicenda intimando "ma tu il paragrafo 3.2.7 l'hai studiato?".
E c'è anche una bella sfilza di idioti, ammettiamolo pure. Al momento dell'appello, infinito, tutti dentro: "sedetevi uno si e uno no per non copiare". Va bene, signora maestra. Quella vicino a me scrive il suo nome sul modulo in maniera geroglifica: non potrei copiare da lei neanche con la bat-vista e un corso di paleografia caricatomi in testa.
Poi ci son quelli che iniziano a tirar fuori le salmerie....no, dico, la prova dura un'ora. Fa niente, loro vanno in bagno, poi si rimettono al posto ed estraggono l'acqua, i crackers, due kinder bueno e qualcuno un arancio. Ma possibile che uno non sappia stare un'ora senza nutrirsi in qualche modo? Pare di no.
"Aprite le buste e non scrivete il vostro nome sul foglio!".....troppo tardi.
"Scusi, posso avere un altro foglio, chè su questo ho scritto il nome?".
"Scusi, posso usarne uno per la brutta?".
"Scusi, ma su quello di brutta devo scrivere sopra brutta?". Fosse per me, 'sta gente non meriterebbe manco di cominciarlo, lo scritto.
Ci dettano il titolo. Segue mugolio di dolore all'udir le domande. Poi quello avanti a me inizia intrepido e scrive: "Svolgimento". Smetto di guardare sul suo foglio per non scoppiare a ridere e mi concentro sulle mie risposte.
"Scusi" chiede una timida biondina "i compiti corretti quando ce li ridate?". I compiti corretti? Gioia, il compito è la prova di un concorso e comunque non te la correggono, ti dicono solo, quando par bello a loro, se ti hanno segata o meno. Torniamo alle domande.
"Scusi, posso andare in bagno, guardi, è urgente". Ma perbacco, neanche tenere la pipì per un'ora?! Anche questa, fosse stato per me, poteva essere espulsa immediatamente. Però ha detto che era urgente, che vuoi fare, lasciarle allagare l'aula del concorso?
Alla fine, alla spicciolata, consegniamo le buste.
"Scusi, ma sulla busta devo scrivere il mio nome sopra?". No, deve rimanere anonimo, appongono loro il numero corrispondente a te. "Oh, ma io ho messo il mio nome dappertutto!?".
"L'hai fatto perchè sei un'egocentrica megalomane o perchè vuoi farti escludere?" le chiedo, stremata. "Mah" dice lei "non lo so".
Odio i concorsi pubblici.

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martedì, 29 marzo 2005

BRACCIALINI - BORSA GRANDE IN TESSUTOBLUMARINE - BORSA MEDIA IN TESSUTOBraccialini o Blumarine? Adoro queste due borse...

E' primavera, mia madre mi ha regalato un borsetta adorabile che fa venir voglia di lanciarsi nel magico mondo del collezionismo di borse, ed io sto lavorando in un ufficio pieno di 730...lasciatemi almeno sognare lo shopping!!

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mercoledì, 23 marzo 2005

GRAZIE AI MIEI 1000 CONTATTI SU QUESTO BLOG!!!
GRAZIE DAVVERO DI CUORE A CHI MI LEGGE, A CHI MI COMMENTA, A CHI MI SGRIDA PERCHE' NON SCRIVO ABBASTANZA!

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mercoledì, 23 marzo 2005

LA SPESA PASQUALIZIA

E' ora.
E' quasi Pasqua.
E' il momento di un altro megapranzo familiare.
E' il momento di fare la spesa.
Francamente la trovo una delle attività più devastanti delle storia dell'uomo: migliaia di persone pigiate in supermercati sterminati a lottare per l'ultimo vol au vent, che, dimenticando la lista della spesa, combattono per riempire il carrello. La prima gara è per conquistarlo, il carrello. Alle ore topiche (tipo il sabato alle 18) i carrelli sono merce rara, e l'unico modo di ottenerne uno è di pagarlo profumatamente al bagarino di turno oppure terrorizzare qualche vecchietta uscente e intimarle "o mi lascia il carrello o le cancello la pensione: lavoro in un CAF e posso farlo!". Funziona.
Ottenuto il mezzo a rotelle, che regolarmente pende da un lato e risulta quasi ingovernabile, non resta che buttarsi nella mischia: io non guido l'auto granchè, ma col carrello sono Schumacher. Al grido di "Al mio segnale scatenate l'inferno", seguita dal prode Athos (mio marito, che fende la folla a roncolate per agevolarmi il passaggio) mi tuffo nel pigia-pigia. Dopo due ore di strenua lotta alla ricerca del prodotto meno caro, stanchi ma soddisfatti arriviamo alla cassa: la coda si snoda tortuosa a partire dalla cassa sino al banco surgelati per terminare nel settore degli shampoo. Mentre si aspetta si ficca nel carrello qualcosa d'altro, tanto per ingannare il tempo e intanto si aspetta che il vecchietto davanti a noi abbia finito di piazzare sul nastro i suoi 743 prodotti, tutti diversi. Tra cui primeggiano tre zucchine non pesate, una scatola di biscotti senza codice e una confezione di ovetti di cioccolata per i nipotini ormai trentenni. Poi è la volta della classica signora che si ricorda all'ultimo di non avere la farina e blocca la coda, piagnucolando "aspettatemi" e sparisce tra la folla tornando solo una ventina di minuti più tardi. Quindi tocca alla classica coppia con figli piccoli che, seduti nel carrello, hanno mangiato metà delle merendine acquistate e hanno schiacciato la confezione di uova, oltre ad aver arpionato tutte le mentine presenti negli adescanti espositori vicini alle casse. Poi finisce la carta del registratore di cassa. Quindi è il nostro turno, sempre che la signora che sta tentando di infilarsi da mezz'ora non faccia una scatto felino e ci passi davanti. Si attiva il piano B, io allungo il piede, la signora inciampa, Athos cavallerescamente finge di aiutarla facendole perdere l'attimo fuggente ed io ne approfitto riversando mezzo carrello sul nastro rotante.
Pant, pant.
Un altr'anno..............ristorante.

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martedì, 22 marzo 2005

QUELLI CHE IL 730

Capita di dover passare la giornata in mezzo a scartoffie non del tutto identificate: nel mio meraviglioso ufficio fiscale capita di continuo.
Arrivano i pensionati con in mano una busta dell'Inps e ti dicono: "mi è arrivata questa e non so cos'è". Generalmente per scoprirlo basta aprirla, ma loro, gli intrepidi over-75, te la portano ancora sigillata.
Arrivano quelli che vogliono fare l'ici, e tu hai un bel spiegare che non è ancora ora: lo temono di dimenticarsene oppure - tipico - di dover andare all'ospedale (viva l'ottimismo) e quindi pretendono di farlo tre mesi prima.
Poi arrivano quelli che ti vogliono aiutare: ce n'è uno, qui, che insiste per dettarmi i codici fiscali. Solo che non ci vede benissimo, quindi li detta sempre sbagliati, confondento la O con la Q, la I con la L e via andare....grazie al suo aiuto ci metto il doppio, però lui si diverte.
Poi c'è l'espertone del computer, c'è quello che ti mette fretta e passa la giornata appollaiato sulla tua spalla a veder quello che scrivi, quello che ti fa il conteggio degli scontrini a voce alta e tu vorresti prenderlo a roncolate....
C'è quello che non si fida delle sedie con le rotelle, quello che ricicla i fogli 2cmx2cm e ci scrive anche dietro salvo poi non sapere qual è il davanti e quale il dietro, quello che fa le euroconversioni a mano perchè non sa come funziona l'euroconvertitore....

MA CE NE FOSSE UNO CHE SA COME SI CAMBIANO I PUNTI DI QUESTA GRAFFATRICE,
PORCA MISERIA!!!!!

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giovedì, 17 marzo 2005

NOTIZIE DALLA NUOVA SCRIVANIA

Eccomi qui. Nel nuovo tempio della materia fiscale. Mi sono installata da due giorni nel nuovo ufficio, assediata come sempre da pensionati bramosi di dichiarare il proprio reddito. Entrando, mi sono rassicurata: quest'anno ho una stanzetta accogliente, con tre computer tutti funzionanti e sopra ognuno di essi c'è un bigliettino piuttosto grosso con sopra il nome ed il numero di cellulare del tecnico informatico: qualcosa vorrà pur dire. Ho anche un bellissimo cartello con su scritto "vietato l'ingresso ai non addetti", manco fossi un geometra in cantiere; ho un portapenne di legno troppo leggero che si rovescia appena ci metto dentro le penne, e sono attorniata da foto di pensionati in gita. Ho tanti scatoloni pieni di dati fiscali da inserire, ho un timbro che sbava l'inchiostro, e ho dei buoni pasto ridicoli, con i quali a stento posso farmi somministrare un paio di olive in qualche bar di bassa lega. Per giungere fin qui faccio il viaggio in pullman: l'autista ha gli occhiali di Neo in Matrix (ottimo pendant con i miei occhiali da Trinity, moooolto cattivi), ed io sono attorniata da studenti delle medie che ripassano vassalli, valvassori e valvassini in vista della verifica di storia. So che la campagna fiscale è appena iniziata, ma credo di aver già bisogno di Brad Pitt che mi porta una birra. Chi seguiva le mie gesta l'anno scorso, sa perchè.

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lunedì, 14 marzo 2005

LE ROCAMBOLESCHE FUGHE DAL VECCHIO P.

Non mi sono mai considerata una che scappa.
Già a scuola, quando c'erano le temute interrogazioni a sorpresa di greco ero magari scarsamente preparata ma sempre presente all'appello del massacro. Da quando abito qui invece, sotto il nuovo e coniugale tetto, sono diventata una donna che della fuga e del nascondimento fa bandiera.
Sì, perchè qui abita anche il vecchio P.
Il vecchio P. è pensionato, categoria con cui mi trovo ad avere a che fare già fin troppo, ed abita un paio di piani sotto di me. E' astuto, vive nascostamente e si manifaesta quando uno meno se l'aspetta.
Ha un solo, tremendo scopo, nella sua esistenza: raccontare la storia della sua vita.
Di solito mi bracca mentre esco dall'ascensore, ed i suoi occhi si accendono come alla vista di una preda: mi accompagna fino alla cassetta delle lettere, si informa su quanta pubblicità io riceva al giorno, fa un paio di apprezzamenti molto british sul tempo, e poi sferra l'attacco finale..."ma lo sa cosa mi è capitato, Nicoletta?".
Punto primo: io non mi chiamo Nicoletta, come sanno molti di quanti mi leggono. Il mio nome non ha assonanza alcuna con il nome Nicoletta, non inizia per N e non finisce per -etta. Non ho ancora capito se non ricordi il mio nome o se mi scambi per un'altra. Da sei mesi.
Punto secondo: ma di quel che ti è capitato, caro il mio smemorato di Collegno, cosa vuoi che mi freghi, specie quando mi vedi uscire a tutta velocità perchè sono in ritardo netto??
Eppure mi sono sorbita il resoconto del furto subito, dell'influenza avuta, del disguido per la multa...il tutto mentre cercavo di camminare svelta, svicolando tra le auto in sosta, nel tentativo di seminarlo.
Per fortuna a volte il vecchio P. incappa nel signor M. travestito: ci mette un po' a capire come mai il cespuglio gli risponda, ma poi si adatta alla conversazione arborea e comincia a raccontare di quella volta che ha fatto tre ore di coda in posta.
Ora scusatemi, ma debbo uscire: vado a cercare gli occhiali scuri da diva, l'impermeabile da Cia, e la bandana da presidente del consiglio...ma soprattutto le chiavi dell'uscita secondaria.

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mercoledì, 09 marzo 2005

NOIO VOLEVON SAVUAR L'INDIRISS

Ho cambiato indirizzo da sei mesi. Di solito capita così, quando si decide di mettersi un anello all'anulare e di condividere nevrosi e fobie con un'altra persona. Certo, ho ancora alcune cosette burocratiche da sbrigare: la carta d'identità, che scadrà fra poco, mi dichiara ancora come nubile, tanto per dirne una. Io pensavo, ed il mio sposo Athos anche, che gradatamente avrei dovuto fornire il mio nuovo recapito a tutti: amici, banca, medico, quella tal ditta che mi manda il catalogo....
Non è così, ragazzi.
A ottobre, meno di un mese dopo il lieto evento, quando il comune nemmeno sapeva di avere una cittadina in più grazie al fascicolo di pratiche che avrei dovuto compilare, arriva nella nuova cassetta delle lettere, con il nuovo fiammante indirizzo, la lettera premurosa di Murdoch per Sky, indirizzata a mio marito, che iniziava con "Caro Amico Sportivo". Sportivo?! Athos limita il suo fervore sportivo al controllo domenicale dei risultati delle bianche casacche (leggasi "la Pro").
Poi, a quanto pare, Athos è anche caro amico di un sacco di gente che conta, perchè sono arrivate tantissime lettere e auguri di compleanno di politici vari, tutti che lo chiamano "caro amico", e tutti premurosamente informati sul nostro nuovo indirizzo.
Nel contempo le bollette venivano spedite ai recapiti più disparati.
Poi è stata l'ora della Bottega Verde, nota ditta di cosmesi e affini. Io, da signorina, ricevevo nel mio paesello il loro catalogo e periodicamente mi facevo arrivare qualche cremina profumata. Non ho fatto in tempo a rendermi conto di doverli informare della mia nuova residenza, che subito è giunta una busta plastificata, indirizzata a "Cara Amica" seguita dal nome di mio marito (che francamente è rimasto un po' perplesso) e la proposta di una irrinunciabile offerta di benvenuto.
Ora ad essere iscritto è lui. Mi chiedo cosa penserà la fanciulla addetta agli ordini quando vedrà a suo nome la richiesta del bagnoschiuma alla vaniglia e del rossetto alla fragola.
Francamente, me ne infischio.

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categoria:vita da sposa
martedì, 08 marzo 2005

OTTO MARZO

Quello che si deve fare, di volta in volta, per le varie festività, ci viene detto da televisione e giornali. Quindi niente panico: anche per la festa della donna siamo state abbondantemente erudite. Per l'occasione le donne si coalizzano, escono insieme e vanno in pizzeria (a ordinare a caro prezzo la "pizza della donna" e la "torta mimosa") e poi in un locale a vedere quattro o cinque palestrati in perizoma dai nomi esotici tipo "Garbatella Drimming". Qui le donne bevono cose che col fidanzato-marito-moroso non sta bene ordinare, fumano se occorre (nelle apposite salette), e si sentono più unite, amiche e intelligenti. Organizzano la serata settimane prima, chiamano anche le amiche più sfigate, quelle che non vedevano da anni, mettono la maxi-minigonna da rimorchio, il reggisemo all-illusion e si prestano a infilare rotoli di banconote nell'elastico del tanga di un qualche gigolò. Mah.
Va bene, è una festa voluta ormai più dai fioristi e dai pizzaioli che dalle donne emancipate, ma se deve essere una scusa per "festeggiarci" secondo me, siamo abbastanza intelligenti da trovare cose più carine da fare. Io butto lì due cose da pantofolaia, qual sono.
- Prepariamoci con cura, usando struccante, crema da giorno, base per il trucco, trucco, profuno e spazzola.
- Mettiamo quella maglia comprata settimane fa, che non abbiamo ancora trovato l'occasione giusta per sfoggiare. Anche se dobbiamo solo  andare a fare la spesa.
- Entriamo in una libreria e compriamoci quel libro volevamo leggere da un po'.
- Cuciniamoci il nostro piatto preferito. E mettiamolo in un servizio di piatti che ci piace.
- Concediamoci il primo gelato di quasi-primavera.
- Facciamo finta di non vedere la faccia allibita del nostro maritino se, preparando la cena, ascoltiamo la nostra opera preferita (o disco, o quel che volete) cantando a squarciagola.
- Mettiamo in un vaso sul tavolo le mimose che ci avrà regalato (anche se non ci piacciono le mimose e ci fanno sternutire).
- Siamo gentili, spiritose, brillanti, dolci: insomma, la donna migliore che riusciamo ad essere.
Tanto per far vedere quel che siamo capaci di fare, quando vogliamo.
Poi, ovviamente, dal 9 marzo tiriamo fuori le unghie. Perchè, come mi ricorda sempre la mia cara amica Lady Macbeth e come diceva Mae West: "Quando sono buona, sono buona. Quando sono cattiva sono meglio".
Buona festa della donna a tutte le donne meravigliose e brillanti che ho l'onore di conoscere.

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lunedì, 07 marzo 2005

GLI AUDACI TRAVESTIMENTI DEL SIGNOR M. 

E' primavera, la neve si sta sciogliendo (o almeno spero), Brad e Jennifer hanno fatto pace e gli uccellini cinguettano.
Ma se mi affaccio alla finestra in questa limpida mattina vedo un losco figuro aggirarsi per il piazzale antistante la mia magione: il signor M.
Abitante del condominio sin da prima delle ere glaciali, pistino e precisino, nemico delle spese condominiali comuni, il signor M. non ha altro scopo nella vita che osservare chi osa parcheggiare la macchina nel piazzale (di cui lui non usufruisce perchè l'ingresso della sua scala è sul retro, ma alle cui spese deve partecipare in quanto parte comune), e fermare ad intervistare tutti quelli che non conosce.
Una volta ha addirittura chiesto a mio padre (evidentemente per lui era una faccia nuova) chi fosse e perchè mai avesse lasciato la macchina lì. Mio padre, munito di occhiali da sole modello Bruce Willis, credo gli abbia rivolto soltanto uno sguardo pieno di compatimento.
Ultimamente il signor M. si traveste: l'ultima volta che l'ho salutato sembrava appena sbucato da dietro il bidone dell'immondizia. Io sospetto che il bidone verde, quello per il vetro, sia in realtà lui stesso travestito. Infatti quando getto le bottiglie vitree sento anche degli impercettibili lamenti.
Da poco, poi, proprio davanti a casa, hanno aggiunto un cartello con il nome della via, cartello assolutamente pleonastico. Io sospetto che il cartello sia in realtà il signor M., sotto nuovo travestimento, che controlla il viavai del condominio. Giuro che capita anche di vederlo spuntar fuori dalla siepe che circonda il piazzale.
Adesso, quando esco di casa non so mai se salutare il cartello, la siepe o il bidone. Nel dubbio li saluto tutti. Tanto, tra il signor M. e la vicina nel baule, non sono mica l'unica svitata, qui dentro.

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