LETTERA APERTA AGLI STUDENTI DELL'ISTITUTO TECNICO
"...i complimenti dei playboy, ma non li sentiamo più se c'è chi non ce li fa più..."
Così canta la Mannoia nella celebre canzone "Quello che le donne non dicono".
Si vede che lei non ha la fortuna di passare ogni dì sotto le mura, ma soprattutto le finestre del vercellese ITIS. Io che mi ritrovo a transitare di lì tutti i giorni ho invece la gioia di sentirmi apostrofare ogni giorno da impavidi diciottenni affacciati alle finestre della scuola in questione (con sprezzo del pericolo e incuranti delle temperature glaciali).
Talvolta, forse influenzati dall'ennesimo indirizzo specialistico della scuola superiore, quello aereonautico, i fanciulli danno prova di grande maturità lanciando dai veroni areoplanini di carta, con cui sognano le gesta di Francis Lombardi e con cui colpiscono ignari passanti più o meno infastiditi con i relativi cani al guinzaglio.
Se invece a passar di lì è una donna, diciamo dai 15 anni in su, i dongiovanni in erba, fedeli al motto "purchè porti la gonnella", gareggiano in saluti e omaggi verbali, che vanno dal generico "ciao bella", al più specifico "ciao bionda", passando a onor del vero anche a dei cortesi "'giorno, signora", quando la passante in questione non rientra nei canoni d'interesse degli attenti studenti. Tutto questo ad orari variabili non ascrivibili nè a quelli d'un cambio d'ora, nè a quelli dell'intervallo evidentemente sempiterno.
Ci sarebbe da chiedersi dove sia l'autorità dell'istituto che asseconda tanto lassismo.
Ma in fondo un complimento o un saluto per strada non offendono più nessuno, quindi tanto vale usare la pubblicazione di questa lettera per ricambiare il saluto giornaliero delle classi dell'ITIS ed augurar loro un uso più proficuo del tempo trascorso sui banchi.
Pardon, alle finestre.






